Era cominciata così, con i soliti toni reboanti tipici di tutte le campagne di guerra italiane: “l’Italia sarà capofila della rivolta contro l’assurdo fiscalismo dell’Unione Europea!”, “Mai più tasse!”, “Abbasso il rigore che penalizza e impedisce la crescita!”.
       Tutto questo fino a che c’era da conquistarsi la fiducia di qualche “anima bella” e di qualche soggetto molto ma molto ingenuo; fiducia magari alimentata da una di quelle “mancette” che fanno ulteriormente lievitare il deficit di bilancio.
       Dopo di che, gli “antemarcia della Rivoluzione italiana” sono partiti verso l’odiata capitale del nemico, Bruxelles, per portare il “verbo” e fare a pezzi i fanatici rigoristi della comunità. Questi ultimi, nel loro fanatismo, se ne sono bellamente fregati dei proclami dei nostri “politici” e li hanno messi di fronte all’evidenza delle cifre: “sì, avete avuto terremoti, disastri naturali, nevicate massicce, ma che cos’è qualche morto di fronte al pagamento dei debiti contratti?”. L’anima liberal-capitalista, quando la solleciti, è molto poco liberale e tanto, tanto capitalista, e chiede solo ciò per cui vive: il denaro. Il resto non le interessa minimamente. La sua anima, ammesso e non concesso che ne abbia una, è fatta di banconote ordinatamente ammucchiate.
       Passare dal terreno dei proclami a quello dello scontro propriamente detto è terribilmente difficile, specie per chi è consustanzialmente bugiardo e vile, e così il capofila di questa “rivolta ideale” è progressivamente rientrato nei ranghi, ma ha cominciato a far sapere ai connazionali sudditi/schiavi che beccarsi una “procedura d’infrazione” dall’UE sarebbe, in questo momento, “estremamente dannoso” ed eccoli lì, come sempre, raccolti su un ideale ponte di Perati a sventolare non la mitica bandiera nera della celeberrima canzone alpina, ma la più tradizionale “bandiera bianca” italica, à la Franco Battiato…
       Senza neppure un milligrammo della simpatia di Terence Hill o del povero Bud Spencer, i nostri “eroi” – come sempre – “partirono preti e tornarono curati”… E ancora più “curati” saremo noi, con l’aumento di Iva, tasse e accise, “comunque in misura tale da non incidere sulla ripresa che, pur debole, comunque chiaramente si intravede” (tra l’altro, queste frasi di regime non cambiano MAI; credo che non sia casuale: gli italiani amano molto essere torturati da un aguzzino noto, piuttosto che non esserlo proprio, è una forma di masochismo di massa).
       Dunque la “guerra” contro l’UE è già finita e – come ebbe a dire Piro, re dell’Epiro – “ancora una vittoria così e saremo perduti!”. In realtà, noi italiani perduti, e in via definitiva, lo siamo già da tempo e, mentre cominciamo a fare i conti con la nuova bordata di tasse e gabelle, possiamo tranquillamente pensare che “ancora una settantina di manovre come questa e pagheremo dell’IVA posta su un bene lo stesso ammontare del costo del bene stesso“, vale a dire che, se il bene dovesse costare 100, noi lo pagheremo quell’importo più altri 100 di Iva: totale 200. E vedrete quale ripresa dei consumi ci sarà, lungo questa direttrice di deliberato massacro, mentre sta già chiudendo anche un discreto numero di punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata.
      Tuttavia, non bisogna dimenticare che alla maggioranza degli italiani tutto questo sta bene e che gli oppositori – almeno quelli che sono stati a lungo al governo – quando erano in carica eseguivano alla lettera gli ordini di Bruxelles, dopo essere scattati sull’attenti e aver detto che il guano che da colà arrivava era un cibo “ottimo e abbondante”… E tuttavia, un discreto numero di coglioni pare credere alle patetiche affermazioni di soggetti che sembrano usciti (invero assai male) da qualche comparsata ne “I Cesaroni“.
      Ma ora basta: è suonato l’appello alla “responsabilità e al rigore” e dobbiamo presentarci all’adunata, insieme ai responsabili dello scandalo MPS, a quelli della Banca Etruria, alla casta e a decine di migliaia di altri. E a parlare CON SERIETA’ E SUSSIEGO dell’italica crisi. Quest’ultimo aspetto è quello che mi diverte di più: parlare con serietà e sussiego di una macroscopica cialtroneria di massa. Su, dai, “facciamoci del male!”.