La morte impone rispetto. Sempre. Omero nell’Iliade racconta il turbamento di Achille davanti a Priamo che chiede la restituzione del corpo straziato di Ettore.  Una lezione di civiltà, la nostra Civiltà.

Purtroppo i destrosi d’oggi tutto dimenticano. Anche la Pietas e il buongusto.  E il caso della pessima, volgare polemica sulla morte di Tomaso Staiti di Cudia delle Chiuse. Il barone. Tom.Un amico.

Per qualche strambo motivo, Flavia Perina — eppure è una donna intelligente… — ha raccontato una bugia. Una brutta bugia. Un’inutile bugia. Purtroppo subito ripresa da Antonio Carioti sul Corriere, da Libero e (mi sembra) dal Fatto Quotidiano.

Nel ricordare Tomaso, Flavia ha inserito una passaggio menzognero. Per la Perina Staiti schiaffeggiò, per qualche motivo, Ignazio La Russa. Non è vero. C’ero, c’eravamo. Sappiamo e ricordiamo tutto.

Nella Milano disperata e crudele dei Settanta e, poi, negli Ottanta i due personaggi discussero e litigarono. Tanto. Aspramente. Ma sempre con reciproco rispetto. Poi, durante il processo Ramelli, momento centrale quanto drammatico per la nostra piccola comunità politica, i due antagonisti politici furono vicini e compatti.

Certo, vi erano visioni diverse, sensibilità opposte, culture distanti. Ma tra Tomaso e Ignazio, tra “almirantiani” e “rautiani” o “staitiani” (le obsolete categorie di un mondo finito) vi era al tempo una cultura di partito, cameratismo, amicizia. Solidarietà. Un altro sentire rispetto alla nebulosa di rancori e odii intrecciati che affligge oggi i resti della destra politica.

Flavia Perina — eppure è una donna di forte memoria… — dovrebbe ricordarsi che il barone disprezzava con tutte le sue forze una sola persona. L’infallibile che ha fallito, l’ometto di Montecarlo, il leader di Futuro e Libertà….