Da Angela ce lo potevamo pure aspettare, ma da euroMacron proprio no. Invece è andata così: i due, l’enfant prodige e la severa matrona, con il loro vertice hanno piantato l’ultimo paletto nel cuore di una UE morta vivente stabilendo il principio très humanitaire secondo il quale i migranti se ne dovrebbero restare nello stato dell’Unione nel quale sono arrivati.

Quindi le frontiere esistono?

Questa intenzione verrebbe controbilanciata con il rafforzamento di Frontex, che diventerebbe quasi una polizia di frontiera europea. Ma i confini potrebbero tornare a esistere anche all’interno della UE: le dichiarazioni su una imminente (parziale) ridiscussione di Schengen non sono da prendersi alla leggera, anche se gli eurocrati si sono affrettati a chiarire che tutto avverrà solo per consentire controlli di sicurezza.

Soprattutto tra gli stati interni e quelli esterni.

Ma per l’Italia cambierebbe poco, dato che quanto Macron e Merkel dicono ora pubblicamente è l’ufficializzazione di ciò che già tante volte abbiamo visto in atto, vedasi respingimenti a Ventimiglia e blitz a Bardonecchia.

La retorica

Puntiamo un euro (sigh) sul fatto che qualche intelligentone ci spiegherà che il desiderio nazi-populista del ritorno dei confini sarà soddisfatto e ritorto contro di noi. Come dire: avete voluto la linea dura, l’avrete durissima. L’Europa vede il vostro bluff.
Risponderemo che primo, non era un bluff, ma un dignitoso grido d’aiuto. Secondo, l’Europa non è Macron + Merkel. Semmai, loro sono il simbolo del problema dell’Europa, dato che testimoniano come sia ancora un’unione di stati, di politicanti, di interessi economici, piuttosto che di popoli e intenzioni comuni.

La retorica europeista si schianta contro questa semplice osservazione: inutile parlare di comunità e di democrazia se a dettare la linea poi sono i governanti – e neppure tutti – eletti (e preoccupati della rielezione) nei singoli stati.