Adesso non lo conosce nessuno. Quelli che gli facevano la corte, lo invitavano ai talk show, lo accoglievano come una star nelle feste di partito, lo intervistavano tutti i giorni come guru del sovranismo mondiale. Se ne sono dimenticati. Lo hanno lasciato con le sue pene laggiù, negli Stati Uniti, al confine con il Messico, impegnato a costruire un muro tra i due paesi. Nobile impresa (si fa per dire, parafrasando il lessico trumpiano) finita però male, per Steve Bannon: arrestato per appropriazione indebita e frode. Sembra si sia intascato una parte dei soldi raccolti per la causa della purezza americana minacciata dai poveracci provenienti dal sud, da quelle regioni sulle quali da sempre l’America esercita un potere colonialista. E mica pochi. Non conosciamo l’esatto ammontare, ma Bannon non è uomo da accontentarsi di quattro spiccioli. I suoi progetti sono grandiosi sempre e ci dava qualche pensiero il fatto che da mesi non se ne sapeva più nulla. Era impegnato in una gigantesca operazione di crowd funding chissà a quale scopo.
Come fanno a non ricordarlo i sovranisti italiani che evitano commenti sulla vicenda? Lo volevano insediare nell’abbazia di Trisulti, centro di spiritualità e di cultura, ormai in abbandono, dalla quale dirigere il movimento per il riscatto dei popoli. Fortunatamente l’operazione non è andata in porto: il sito non glielo hanno concesso e a poco a poco la sua stella è sbiadita fino ad eclissarsi del tutto. Resosi conto che in Italia, come altrove, non c’era bisogno di lui che impartisse lezioni di sovranità dove la sovranità è stata “inventata”, ha guadagnato nuovamente la via del ritorno in patria e si è dato agli affari.
Non risultano iniziative politiche eclatanti in questi ultimi tempi. Né in America e tantomeno in Europa. Deve essersi stancato, poveretto, di farsi cacciare un po’ da tutte le chiese nelle quali ha messo piede. Incominciò Trump che lo espulse dal suo staff alla Casa Bianca temendo che voleva fare quello che gli pareva nei corridoi presidenziali; lo hanno mandato via da Breitbart, il centro di pensiero e di propaganda sovranista e primatista dal quale spargeva grani di saggezza. Senza casa ha pensato all’Italia, oltre a qualche altro Paese minore in Europa, ma dopo una prima accoglienza ha dovuto fare frettolosamente le valigie poiché senza soldi non si cantano messe e da queste parti investimenti su idee farlocche non se ne fanno anche se l’entusiasmo è contagioso e può determinare una sorta di “mania”, come brevemente è stato, intorno ad un signore che viene dall’America ed intende dividere l’Europa.
Non è che adepti, anche illustri, non ne abbia trovati, ma gli serviva ben altro per portare avanti il suo progetto. Venire dagli Usa per creare scompiglio in Europa a beneficio degli Usa stessi e forse di Putin, di Xi Jinping (contro il quale, in verità, ha sempre messo in guardia i suoi interlocutori), e accontentarsi di qualche comparsata tevisiva e miserrime incursioni nei convegnetti di area non poteva bastargli. Meglio cambiare aria.
Ma, sarà un caso, aria buona Steve Bannon – del quale non abbiamo mai capito come campa e quale sia il suo vero mestiere – sembra proprio che non riesca a trovarne. Adesso è andato a sbattere contro il muro messicano. Rischia vent’anni di galera. Non glieli auguriamo. Ma forse un convento di quelli quelli veri ci sentiamo di consigliarglielo. Potrebbe studiare e godere di un piatto di minestra.
Talvolta i monaci possono essere grandi rivoluzionari. Chissà che Bannon non diventi in tarda età un eremita chino sui suoi errori e sulle sue ambizioni. Faccia un po’ come gli pare e come la giustizia americana stabilirà. Ma ci lasci in pace. E soprattutto non abusi della pazienza degli europei alle prese con ben altro che le sue fisime.
Ci resta infine un magone. Ma di chi chi fu l’idea di farlo parlare tra lo splendore delle scienza e della fede e della ragione un anno fa o poco più, in quello scrigno dell’intelligenza pura che è la Biblioteca Angelica di Roma, troneggiante come un apostata della democrazia e profeta del mondo nuovo? Ecco, vorremmo saperlo. Così, per curiosità.
Forse ricordandosi i giorni da leone trascorsi in Italia seminando grani di sovranismo, Steve Bannon imparerà dalla sua ambizione frustrata cosa significa essere rivoluzionario e conservatore al tempo stesso. Se ce lo avesse domandato glielo avremmo spiegato, senza albagia, semplicemente, evitandogli poco dignitose fughe da quel mondo irreale che con la complicità di adepti poco avveduti aveva provato a creare nelle nostre terre.