I più anziani ricordano ancora gli “orticelli di guerra”, sorti  durante l’ultimo conflitto al centro delle grandi città per far sì che, come voleva il Duce, “non (ci fosse) un lembo di terreno incolto”. Nei libri di storia si ritrovano le immagini del foro Romano e di piazza Venezia trasformati in campi di grano e la mietitura svolta in piazza Castello, a Torino, o nell’attuale piazza della Repubblica (allora Fiume) a Milano. Uno sforzo importante e non inutile (al netto della retorica antifascista) che venne imitato anche dalle potenze alleate con i “victory gardens” degli Stati Uniti e del Regno Unito dove nel 1945 venivano coltivati 1.5 milioni di “allotments”, sopperendo al 10 per cento della richiesta di cibo.

Oggi, su impulso della crisi ma anche di una nuova coscienza alimentare, la voglia di un “orto privato” è tornata improvvisamente di moda. I numeri sono chiari, mai così tante aree verdi sono state destinate ad orti pubblici nelle città capoluogo dove si è raggiunto il record di 3,3 milioni di metri quadri di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione ad uso domestico, all’impianto di orti e al giardinaggio ricreativo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della presentazione della prima rete di “tutor dell’orto” promossa dalla Fondazione Campagna Amica sulla base del rapporto Istat sulla qualità del verde urbano del 2014, dalla quale si evidenzia che gli orti urbani in Italia sono addirittura triplicati in due anni.

Le coltivazioni degli orti urbani – sottolinea la Coldiretti – non hanno scopo di lucro, sono assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e forniscono prodotti destinati al consumo familiare e, oltre a rappresentare un aiuto per le famiglie in difficoltà e ad avere anche un valore didattico, concorrono a preservare spesso aree verdi interstiziali tra le aree edificate per lo più incolte e destinate all’abbandono e al degrado.
A livello nazionale sono 57 le amministrazioni comunali capoluoghi di provincia che hanno messo a disposizione orti urbani per la cittadinanza. Si tratta in media di una percentuale pari a poco meno del 50 per cento del totale ma esiste una forte polarizzazione regionale con la percentuale che sale all’81 per cento nelle città del Nord (oltre che a Torino, superfici consistenti sono dedicate anche a Bologna e Parma, entrambe intorno ai 155 mila metri quadrati), meno di due città capoluogo su tre al Centro Italia hanno orti urbani, mentre nel Mezzogiorno sono presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro, secondo l’Istat.
La tendenza delle amministrazioni pubbliche si accompagna anche a un diverso uso anche del verde privato con i giardini e i balconi delle abitazioni che sempre piu’ spesso lasciano spazio ad orti per la produzione alimentare “fai da te”. Gli “hobby farmers”– spiega la Coldiretti – sono una fascia di popolazione composta da giovani e anziani, da esperti e nuovi appassionati, che coltivano piccoli appezzamenti familiari, strisce di terra lungo ferrovie, parchi e campi di calcio, balconi e terrazzi arredati con vasi di diverse dimensioni o piccole aree con acqua e sgabuzzino per gli attrezzi messe a disposizioni dai comuni in cambio di affitti simbolici.