Non si sa ancora come andrà a finire la partita, pessima, della gestione a tre della candidatura per le Olimpiadi invernali del 2026. Ma a beneficiarne potrebbero essere i cinesi.

Non perché puntino all’assegnazione dei Giochi, ma perché sono interessati agli impianti ed alle strutture della Via Lattea, sulle montagne torinesi al confine con la Francia.

D’altronde l’Italia è un Paese in perenne svendita, la classe dirigente è penosa e taccagna mentre da Pechino arrivano imprenditori con grandi liquidità finanziarie e con crescenti capacità manageriali. Può sembrare strano, in un primo momento, che siano i cinesi ad accaparrarsi il settore turistico italiano, quello che era al primo posto nel mondo ancora negli Anni 70 per poi precipitare sempre più in basso nonostante paesaggi da favola e patrimoni culturali immensi.
Invece non è il caso di stupirsi.

L’Italia ha ceduto grandi marchi della moda, dell’alimentazione, dello stile. Cioè i settori nei quali il Made in Italy era più apprezzato.

Dunque è normale che questa classe di oligarchi inetti esca anche dal comparto turistico. Non sono italiane le grandi catene alberghiere internazionali, non sono italiani i maggiori club vacanze nel mondo, non sono italiani i principali tour operator e le compagnie aeree. E allora perché stupirsi se anche le stazioni invernali più note sono ambite da investitori stranieri?
In fondo allo sciatore poco importa di conoscere i nomi degli azionisti della società che gestisce funivie e piste. E a chi non scia non interessa la proprietà dei centri benessere, dei ristoranti (purché il menu sia italiano), dei servizi di ogni tipo.

L’importante è avere servizi migliori a prezzi minori. D’altronde, di fronte a certi capitalisti italiani, diventa difficile avere un afflato di orgoglio nazionale. Meglio Benetton o un qualunque cognome cinese di un imprenditore che si occupa seriamente della manutenzione degli impianti?

Ovviamente tutti si augurano che eventuali acquisizioni siano accompagnate da investimenti sul territorio. La Via Lattea non deve diventare un distretto di Pechino anche se, in caso di cessione, sarebbe abbastanza scontato un incremento di turisti in arrivo dal Paese asiatico. Una operazione che avrebbe il merito di svegliare gli operatori turistici delle altre stazioni sciistiche italiane, a partire da quelle più vicine alla Via Lattea, in Piemonte e in Valle d’Aosta.