Il 10 ottobre 1943 muore a soli 41 anni, l’aviatrice e scultrice Madeleine Charnaux.
Da ragazza era stata allieva (e modella) dello scultore Antoine Bourdelle, uno dei grandi della scultura francese a cavallo tra ‘800 e ‘900.
Alla giovane allieva il maestro aveva detto: “Per diventare scultore, signorina, non è sufficiente saper modellare; è necessario essere poeta, architetto, fabbro, tagliatore di pietra. Saper costruire una cattedrale”.
Facendo tesoro degli insegnamenti del maestro si era dedicata all’arte ottenendo successo in varie esposizioni e lo stesso Stato francese acquisterà una sua opera.
Negli anni ’20 durante un viaggio in Italia, ebbe l’occasione di volare per la prima volta a bordo di un idrovolante da Palermo a Napoli.
L’esperienza la segnò per il resto della vita, il volo divenne la sua vera passione che la portò in breve, dopo aver ottenuto il brevetto, a diventare una delle più famose aviatrici al mondo e a conquistare una serie di record (di altezza a 4.900 mentri e poi a 6.000 nel 1934 e ’35 e vari record di velocità nel 1937).
Aviatrice solitaria, compì una serie di viaggi nel deserto libico, nel Maghreb e in buona parte dell’Africa nera. Ma non sempre tutto andò bene, una rovinosa caduta con l’aereo gli costò l’immobilità per un anno intero e una difficile operazione alla colonna vertebrale. Tuttavia riprese a volare e conquistare record.
Nel 1937, dopo la morte in mare di Jean Mermoz, l’audace aviatore scomparso nell’Atlantico con il quale aveva avuto una liaison, sposò, in seconde nozze (al primo matrimonio con lo scrittore di successo Pierre Frondaie, era ancora minorenne), il romanziere Jean Fontenoy, un militante comunista, ex corrispondente da Mosca per l’agenzia di stampa Havas, appena tornato dalla Cina dove aveva diretto il “Journal de Shanghai” ed era stato l’amante di Soong May-Ling la bellissima moglie di Chiang Kai-Shek.
Curioso ed avventuroso personaggio questo Fontenoy che negli anni ’30 avrebbe seguito Jacques Doriot, l’astro nascente del comunismo francese, nel suo passaggio dal PCF alla fondazione del PPF, il Parti Populaire Français, il più importante dei partiti “fascisti” francesi. Un percorso che porterà Fontenoy, dalla firma sulla intellettuale “Nouvelle Revue française” e all’amicizia con Pierre Drieu La Rochelle, a partire per la Finlandia, volontario come Tenente di un reparto d’assalto sugli sci nella guerra di resistenza all’invasione sovietica del Paese, per ritornare poi al giornalismo politico in Francia (fu anche direttore de “La France au travail”) e ad arruolarsi nella Légion des Volontaires Français (LVF) combattente in Russia ancora con il grado di Tenente, al lavoro nella Sezione Propaganda per, infine, passare alla Division SS Charlemagne e suicidarsi a 46 anni il 28 aprile 1945 a Berlino, tra gli ultimi difensori (tedeschi, francesi, spagnoli e scandinavi) della Cancelleria del Reich.
Ma, tornando al 1937 e al matrimonio tra i due bellissimi giovani (Madeleine aveva un volto da attrice del cinema ed un naturale eleganza) avventurosi francesi, anche Fontenoy era reduce da un divorzio, quello con una ballerina ebrea romena ed era uscito da poco un suo romanzo (“Cloud”) dall’editore Bernard Grasset. Testimoni di nozze furono Claude Jeantet e Ramon Fernandez, due scrittori, ambedue militanti del PPF.
La coppia si ritirò per un periodo nella calma del Moulin de la Planche, una vera oasi di pace nella campagna francese, ma ben presto i due si rituffarono nella Parigi della cultura e della politica dove Jean Fontenoy oltre a scrivere regolarmente per “Le Journal” ma anche per “L’Ėmancipation Nationale”, organo del PPF e per “Je suis partout”, la pubblicazione di Robert Brasillach, doveva anche provvedere al figlio avuto dalla prima moglie.
Nello stesso anno Madelaine Charnaux ricevette un’importante onorificenza dal Governo del Front Pupulaire, la coalizione di partiti di sinistra guidata da Léon Blum: fu nominata Cavaliere della Légion d’honneur dal ministro Pierre Cot. In Italia era stata premiata con il grado di Caporale per le sue imprese aviatorie.
Madelaine seguì il marito nei suoi reportages giornalistici all’Est, in Romania, in Polonia, in Estonia e lungo la frontiera sovietica (ne sortirà un libro, “Frontière rouge, frontière d’enfer”) per poi tornare dai genitori a Vichy e programmare nuovi raid.
Nell’autunno del ’37 batté il record di velocità (anche quello maschile) dei mille chilometri senza scalo a 264 km/h.; nell’inverno successivo mise in gioco il suo stesso record riuscendo a batterlo. L’anno seguente fu il marito a conseguire successi, vincendo il Prix Marianne, un prestigioso premio letterario.
All’avvio della Seconda guerra mondiale Madelaine propose la costituzione di un Corpo ausiliario aeronautico femminile guadagnandosi il plauso di “Marie-Claire” ma anche di “Match” mentre iniziava la collaborazione a “Je suis partout” con articoli patriottici e a “La Guerre aérienne” con studi tecnici. Il marito, mobilitato, fu inviato al fronte.
Dopo l’armistizio, mentre Jean Fontenoy – come accennato – accorse in Finlandia ad arruolarsi nell’esercito (come tanti altri europei, compresi alcuni italiani) per affrontare nella “Guerra d’inverno” l’attacco sovietico al piccolo Paese nordico, Madeleine Charnaux scelse il campo della Collaborazione intellettuale con i Tedeschi e divenne capo-redattrice de “Lectures 1940”, una rivista mensile, riprendendo anche, nello stesso periodo, la sua attività artistica di scultrice e di pittrice.
Malata di tubercolosi, fu sempre più costretta al riposo nel bell’appartamento di famiglia che si affacciava sul boulevard Raspail a Parigi, dove si spense il 10 ottobre 1943..
E’ sepolta nel cimitero di Vichy dove risiedeva la sua famiglia d’origine