Nell’agosto del 2015, l’ENI ha scoperto in Egitto un enorme giacimento di gas naturale – il più vasto nel Mediterraneo: si trova nei pressi del pozzo offshore Zohr IX, in concessione all’ENI. La scoperta ha aumentato di circa un terzo le riserve egiziane, e spinto il paese verso l’indipendenza energetica (scopo che Al Sisi prevedeva di conseguire entro il 2020).
Traendo le mosse da questo evento, Marco Valerio Solia, giovane studioso romano della politica mediterranea italiana, ha scritto per Armando editore il saggio “Mattei. Obiettivo Egitto”. Due i personaggi protagonisti del suo libro: Enrico Mattei, come da titolo, e Gamal Nasser; tre invece gli enti, annunciati in copertina – l’ENI, l’Egitto e le “sette sorelle”, antagoniste dell’intraprendenza del primo e dell’indipendenza del secondo.
Dopo un capitolo dedicato alla vicenda, quasi miracolosa, dell’ENI – salvata, dalla distruzione, in un noto paradosso, proprio da quel Mattei incaricato di scioglierla – e dell’AGIP, Solia accompagna a passo di marcia il lettore dall’epopea rivoluzionaria d’Egitto al tragico volo terminato con la misteriosa (ma neanche tanto) esplosione a Bascapè, nei pressi di Pavia, capolinea del viaggio del partigiano marchigiano, parlamentare democristiano e fondatore del Giorno.


I due ritratti che Solia tratteggia di Enrico Mattei e del colonnello Gamal Nasser sono lumeggiati da una evidente ammirazione, che non è però acritica: se del grande rivoluzionario arabo sono ben spiegate le mosse dietro le quinte, di Mattei si presenta immediatamente, in epigrafe, la frase con cui egli stesso si paragonava a Francis Drake – un corsaro: al servizio sì della propria nazione, ma comunque un pirata.
Non ha avuto problemi l’Autore, in una presentazione tenutasi presso lo spazio sociale Domus Orobica, a rispondere a chi sosteneva che il lato prevalente della sua figura fosse quella piratesca e rapace. Perché l’abilità di Mattei resta rimarchevole, così come le conseguenze dei suoi magheggi: ne hanno beneficiato, grazie a quella che è detta sia “formula ENI” che “formula Mattei”, sia i paesi del Terzo Mondo (vampirizzati invece dalle multinazionali e dal mondo liberista) che l’Italia – la quale raggiunse, in quegli anni ’50 e ’60, una potenza industriale, economica, politica e diplomatica oggi impensabile.


Perché la raggiunse? Perché aveva gli uomini atti a farla crescere. Solia concorda con Marco Valle e il suo “Suez. Il Canale, l’Egitto e l’Italia” (Historica edizioni): particolarmente felice fu la cooperazione fra Mattei e due grandi, e sottovalutati, esponenti della sinistra democristiana, Amintore Fanfani e Giovanni Gronchi – divisi da un’accesa, notoria rivalità, ma accomunati, oltre che dalle manovre di Mattei, dall’essere dotati d’una visione ampia, di lungo raggio e lungo termine (grazie alla quale l’Italia fu, per un periodo, l’interlocutrice europea privilegiata dal mondo arabo).
Perché non la raggiunge più? Mancano quegli uomini, manca quella visione. La storia di Mattei, con tutti i distinguo e le critiche che a essa si possono applicare, resta una lezione preziosissima.


Marco Valerio Sola ha proposto una bella guida, che porta dal golpe nasseriano ai conflitti fra Lega Araba e Israele, dai miraggi di Bandung e della Lega Araba Unita alla crisi di Suez, dal panarabismo al “triangolo” fra Egitto, ENI e Unione Sovietica, sino alla Conferenza di Belgrado e all’ufficializzazione dell’accordo fra Egitto ed ENI, di cui l’Autore vede una riproposizione nel recente ritrovamento di gas.
Speriamo che Mattei. Obiettivo Egitto sia auspice, se non di una riscossa italiana, almeno d’un ampliamento di visuale. È già successo, significa che può ripetersi – ad averne l’ambizione.