Nel corso di una trasmissione televisiva abbiamo potuto vedere una brevissima intervista – dei primi Anni ‘60 – del papà di Rita Pavone. Il signor Pavone si lamentava del fatto che sua figlia, nonostante il grande successo di quegli anni e nonostante le indiscutibili rendite economiche, non gli sembrava una ragazza del tutto felice. E spiegava il suo cruccio citando i limiti che la ventenne Rita pativa a causa del suo successo: “Non sono contento del tutto, lei non può fare la vita spensierata che fanno i giovani della sua età. Non può uscire con gli amici come le altre ragazze, si dedica al lavoro e basta. Mi dispiace!”.
Rita Pavone viene da una famiglia operaia; a dodici anni, per aiutare il menage familiare, andò a lavorare come apprendista camiciaia. Noto è l’aneddoto secondo il quale suo papà, con gran disappunto della moglie, utilizzò i risparmi di famiglia, quasi arrivati alla soglia necessaria per l’acquisto del frigorifero, per pagare viaggio e pensione e accompagnare a Roma Rita, per la sua prima audizione. Quella che poi la fece decollare verso Studio Uno e verso tanti Dischi d’Oro (il milione di dischi venduti del medesimo brano). Il tempo, poi, diede ragione al signor Pavone, il frigorifero arrivò con un certo ritardo, ma accompagnato dal grande successo popolare della ragazza del Ballo del Mattone.
Chi vuole invidiare la Pavone crediamo lo debba fare non per i grandi guadagni o per la sua sempiterna popolarità. Ma per il fatto che lei abbia avuto un padre così. Un padre il quale, nonostante la ricchezza improvvisa ed inaspettata e l’arrivo di un benessere che per la sua famiglia poteva appartenere solo alla sfera dei sogni ad occhi aperti, si sia preoccupato della serenità di sua figlia. Ed abbia sofferto nel non vederla recarsi ai giardinetti con gli amici o alle festicciole del sabato pomeriggio. Quelle allietate dal solito frusciante giradischi.
Oggi ci lamentiamo dei troppi giovani senza ideali, senza regole morali, senza interessi che non siano materiali. Senza altruismo, senza capacità di relazione o senza voglia di vivere.
Probabilmente molti di loro sono davvero così. Ma sarà proprio colpa loro o colpa del fatto che ben pochi hanno avuto genitori come il signor Pavone?