Rutilio Sermonti, a quasi 94 anni di età, se n’è andato. E se n’è andato, seguendo il destino insito nel suo nome romano, “ritornando” nel cielo degli Avi, dove certamente s’incontrerà con il suo amico, commilitone e studioso come lui delle Tradizioni, Alessandro Pio Filippani Ronconi. Ma è ritornato dopo aver dovuto soffrire, come il suo omonimo Namaziano, nel vedere la progressiva ed inarrestabile decadenza non solo dell’Impero Romano – ormai da tempo travolto dalle orde barbariche e dall’egualitarismo pauperista e dogmatico cristiano – ma anche di quel poco di eroico e tradizionale che si era riusciti a costruire, anche grazie a lui, nel secolo scorso.

Ho conosciuto Rutilio quando ero giovanissimo, avevo circa vent’anni, nella sede del Centro Studi Ordine Nuovo in Via di Pietra n. 84 a Roma: e mi aveva subito affascinato per la sua descrizione dello Stato sociale ideale creato dal regime fascista mediante il sistema corporativo. Cosa che a me, lavoratore dipendente già interessato alle problematiche sociali ed all’attività sindacale, mi attraeva particolarmente leggendo il suo opuscolo “Valori Corporativi” (primo di una lunga serie di articoli e saggi su questa materia) che intendeva contestare l’inutilità della “lotta di classe” (che allora, in quegli anni, prevaleva ad opera del sindacato socialcomunista Cgil) per unire nel valore superiore della Nazione gli interessi dei lavoratori e degli imprenditori, entrambi “produttori”.

Ma poi ben presto scoprimmo altri aspetti inaspettati di Rutilio, oltre alla sua semplicità di vita e di comportamenti ed alle vicende – che raccontava sempre molto discretamente – di combattente nella seconda guerra mondiale, con le “SS” italiane nei cui ranghi ottenne la Croce di Ferro di II^ Classe.

Egli iniziò a parlare di ecologia e di rispetto dell’ambiente, vegetale ed animale, ad un mondo umano che neanche sapeva cosa fosse. Nacque così, nell’ambito della corrente guidata da Pino Rauti (con cui collaborò sempre cameratescamente prima di dividersi sulle ultime scelte politiche), il Gruppo di Ricerche Ecologiche di cui fu ispiratore. Sugli animali scrisse numerosi libri ed opuscoli che mettevano in luce le caratteristiche di abilità, spirito combattivo, solidarietà, tutela della prole di alcuni di loro, quasi prendendoli a modello per gli esseri umani spesso meno capaci e meno abili e meno solidali.

Per lui la difesa dell’ambiente e degli habitat animali non si fermava però all’esistente, a quello che nell’età contemporanea si poteva vedere e studiare. Rutilio trasferì ben presto la sua attenzione di attento studioso e ricercatore – qualità peraltro comuni alla sua famiglia avendo un fratello, Giuseppe, noto ricercatore genetico, ed un altro, Vittorio, insigne dantista – alla preistoria, studiando il mondo dei dinosauri. Li studiò tanto bene che in una fase della sua vita (continuamente modificata anche dal punto di vista familiare) si mise a fabbricare dei dinosauri da collocare negli zoo e negli istituti di ricerca. Cosa incredibile, ma reale!

Dallo studio della genetica – insieme al succitato fratello Giuseppe – e dei dinosauri passò ad approfondire una tematica che a suo tempo influenzò quasi dogmaticamente gli scienziati e che oggi appare piuttosto un soggetto di discussione: quella dell’evoluzionismo. Rutilio era decisamente antievoluzionista: egli non pensava, e lo scriveva in libri, articoli e lo esprimeva in decine di conferenze, che l’uomo possa essere sorto per modifiche genetiche dalle scimmie, e soprattutto che la vita non poteva essere nata “per caso”, a seguito di qualche scossa elettrica dei fulmini nell’oceano primordiale od addirittura per evoluzione progressiva dai batteri all’uomo pensante e raziocinante!

Dal punto di vista politico, egli fu fin dall’inizio vicino alla corrente “rivoluzionaria” del Msi, guidata prima da Enzo Erra e poi da Pino Rauti. Ma lo era soprattutto in termini più morali, più ideali, più ispirati rispetto agli aspetti meramente organizzativi, congressuali, elettorali che ogni gruppo politico deve comunque perseguire ed attuare. Però fu sempre un collaboratore attento e stimolante per le riviste del gruppo, da “Ordine Nuovo” a “Presenza”, da “Dimensione Ambiente” a “Linea”: metteva in luce problemi nuovi, analizzava le situazioni sociali del momento, poneva interrogativi esistenziali, rievocava le radici storiche e culturali dell’Italia e della Romanità.

In quest’ambito, è stato il coautore – insieme a Pino Rauti – dell’opera in sei volumi “Storia del Fascismo” in cui gli autori non si limitavano ad una lettura nostalgica e cronachistica degli anni del regime ma cercavano d’individuare le linee guida delle iniziative legislative e politiche attuate in quegli anni vedendole in un’ottica nazionale e sociale, anticipatrici dei tempi, tecnicamente corrette, socialmente utili.

Egli fu poi particolarmente vicino a persone che avevano il suo stesso entusiasmo per iniziative popolari, come ad esempio Teodoro Buontempo, diversissimo da lui per cultura ed interessi ma vicinissimo per le modalità di azione politica e sociale.

Poi, mentre Rutilio continuava i suoi studi per approfondire le sue visioni scientifiche-storiche, la politica iniziava a prendere altre strade: vi furono i congressi del Msi per la segreteria contesa tra Fini e Rauti, vi fu la stagione di “tangentopoli” che vide il Msi aumentare i suffragi ma indebolire il suo nucleo ideologico, vi fu la fondazione di “Alleanza Nazionale”, vi fu la partecipazione al governo.

Rutilio, già piuttosto alieno dalle schermaglie partitiche ed elettorali, in una prima fase aderì al progetto della “Fiamma Tricolore” ma poi rifluì sui suoi studi, scrivendo e partecipando a conferenze nonostante fosse costretto, negli ultimi anni della sua vita, a vivere su una sedia a rotelle ed essere affetto da una forte sordità.

Ci sarebbe anche da soffermarsi su una farsesca vicenda di “trame nere”, quando nel dicembre dello scorso anno fu addirittura “arrestato” (ovviamente, vista l’età, agli arresti domiciliari) per un’inchiesta promossa dal solito pubblico ministero in cerca di pubblicità per essere l’”ideologo” di un gruppuscolo presunto neofascista. In realtà, Rutilio Sermonti ideologo è sempre stato, di migliaia di giovani ed anziani italiani: l’ideologia è quella nazionale e sociale, ed è anche antimodernista ed antievoluzionista, affinché l’Uomo – dotato di corpo, anima e spirito – sia riportato al centro dell’Universo e della Natura e non sia considerato un semplice prodotto del caso od una macchina per produrre.

In ogni caso, egli è stato sempre – al di là delle diverse personali scelte politiche – un Maestro ed una guida morale per migliaia di giovani e di anziani, un esempio di coerenza, fedeltà e cultura.

Adesso, lo spirito di Rutilio – libero dalla prigionia del corpo invalido – volerà alto nei cieli, come le Aquile da lui descritte ed apprezzate, scortato dal Lupo, un’animale che disegnava perché oltre alla tradizione romana vi riscontrava le caratteristiche di tenacia e spirito combattivo. L’Aquila ed il Lupo: non si potrebbe meglio descrivere Rutilio.

In alto i cuori!