Si dice che talvolta le persone anziane con l’età diventino rancorose e vendicative. Sarà per questo che dopo l’ultima tornata elettorale ed il successo (relativo ma importante) di Fratelli d’Italia, la destra sia divenuta semiclandestina sulle reti Mediaset.

D’altra parte per cinquant’anni siamo stati i reietti fuori dell’arco costituzionale, eppure abbiamo fatto la storia di questa nazione e siamo stati presenti sempre ed ovunque sul territorio. Questo è accaduto perché la destra come MSI aveva una rete organizzativa da grande partito. C’erano le associazioni giovanili come il Fronte della Gioventù ed il Fuan, un sindacato, la Cisnal, il terzo in Italia, ora UGL, un organo di partito come il Secolo d’Italia, due settimanali fiancheggiatori come il Candido ed il Borghese, oggi nuovamente pubblicati, alcuni giornali giovanili come la Voce della fogna, questa tanto cara al sindaco Marino, Dissenso e Linea, perfino un abbozzato network di quasi cento radio alternative. Per non parlare delle numerose società aderenti al Centro Sportivo Fiamma, che ci hanno dato campionesse nazionali come Silvana Cruciata, Agnese Possamai e la medaglia d’oro olimpica Gabriella Dorio, le scudettate calciatrici della Fiamma Monza, tanti campioni di sport minori ed i collegati circoli cultural- ricreativi del Cartur .

Tutte queste organizzazioni si trasformarono presto in strutture drenanti consenso , determinarono aggregazione e diventarono vere e proprie palestre per tutta una nuova classe dirigente.

Molti giovani iniziarono la vita politica avendo come unica forma di propaganda il proprio esempio da dare agli altri e così fecero ,comportandosi con coerenza, serietà ed impegno nelle attività di partito.

Cosicché quando nel 94 il MSI-DN venne chiamato al governo si fece trovare pronto. La destra compì il miracolo, arrivando all’esecutivo ufficialmente prima del PCI, con una generazione di trenta-quarantenni formatisi negli anni di piombo, che rappresentavano l’eccellenza della politica italiana di quegli anni.

Poi accadde qualcosa di dannatamente imperscrutabile e nell’arco di vent’anni, più della metà di quei dirigenti prematuramente ci lasciò.

La lista è terribilmente lunga ma credo meritino di essere citati tutti, tra parentesi gli anni compiuti al momento della loro scomparsa.

Ugo Martinat (66 aa.) , Marzio Tremaglia (42), Alessandro Degli Occhi (53), Nicola Pasetto (36), Umberto Moscato (20), Almerigo Grilz (34), Marcello Bignami (63), Luciano Laffranco(54),Teodoro Buontempo (67), Tony Augello (43), Nino Sospiri (59 ), Pinuccio Tatarella (64), Guido Virzì (65).

Credo che una loro presenza avrebbe impedito certe derive ideali ed ideologiche del leader di allora. Uno come Pinuccio Tatarella avrebbe saputo far mantenere la barra del timone bene a dritta.

Ma si può trovare un elemento causale, in tante disparate e tristi vicende, che le accomuni tutte?

Certamente negli anni di piombo tutta la gioventù missina venne sottoposta a forti pressioni psicologiche che possono alla lunga aver minato l’integrità fisica di ognuno, ma c’è una virtù che predomina in tutti questi lutti : si chiama generosità.

Tutti questi giovani dirigenti non si risparmiarono mai, trascurarono se stessi per dedicarsi agli altri, erano animati da una passione che oggi è merce rara ma non introvabile.

 

Ma quel patrimonio di organizzazioni, oggi in gran parte abbandonate al loro destino, avrebbe potuto far comunque emergere seconde file di dirigenti, altrettanto validi e preparati, pronti a subentrare.

Invece un errore che commettemmo tutti in buona fede, per “allargarci”, per “aprirci”, “ per democratizzarci”, fu che trascurammo coloro che condividevano il nostro vissuto, dando spazio e preferenze a tanti “culi di pietra”. Così coloro che avevano il tempo di aspettare ore e ore seduti su una sedia nelle anticamere dei nostri eletti, ottennero quegli spazi che gente “nostra”, più dignitosa, più preparata e già realizzata nella vita , avrebbe meritato.

Il partito divenne per qualcuno un taxi, per altri perfino un bancomat, vi si imbarcarono campioni di varia umanità, le pitonesse, i barbarians, miss good morning e qualche valligiano. Persone di indubbio valore ma estranee alla nostra storia ed infatti al primo stormir di fronda nessuno di loro è rimasto. Ma anche queste scelte non rappresentano una scusa perché Batman/Fiorito era nostro, proprio un prodotto del vivaio.

Oggi si tratta di ricominciare, prima di tutto intessendo nuove forme aggregative, partendo dal basso, puntando sul territorio, pensando a conquistare il quartiere, poi il comune, poi chissà. Non occorrono illuminati strateghi, ma tanti umili portatori d’acqua, che bigoncio per bigoncio diventeranno leader, come allora negli anni settanta.

Partiamo con la stagione delle feste tricolori, dove ci si incontra , ci si diverte, ci si conosce, ci si confronta.

La prima è in programma a Opera, alla periferia di Milano, dove governiamo, dall’ 11 al 12 luglio.

Ricominciamo, abbiamo una leader, tanti giovani, tante idee, e l’Italia ci sta aspettando.

 

P.S. se verrete ad Opera, andate a vedere via Guareschi ed il parco Guareschi. Posso umilmente dire che è merito mio l’intitolazione allo scrittore italiano più letto e tradotto al mondo?