Capita assai di rado che un volume di circa 440 pagine, pieno di citazioni, di valutazioni storiche e di intenzioni non sempre compiutamente raggiunte, si concluda con una frase immaginaria, addirittura incredibile.

Eppure l’ipotesi si verifica nel lavoro di Gabriele Proglio (Libia 1911 – 1912. Immaginari coloniali e italianità), in cui l’autore chiude, ritenendo insufficiente all’analisi della guerra libica e delle scelte politiche compiute dal governo di Roma, il termine di misura adottato, lo “studio degli immaginari”. Sostiene infine che “adottando uno sguardo diacronico, proprio questa relazione con la memoria può essere indagata per scoprire le continuità e le discontinuità in termini di stereotipi razziali, di rappresentazioni dell’Altro e dell’altrove, mettendo in contatto le narrazioni del periodo coloniale con quelle della condizione postcoloniale”, e scoprendo, ad esempio, “relazioni tra immagini diverse: quelle del Mare Nostrum che spingeva, nel 1911 – 12 e durante il fascismo, le navi italiane in Libia e quelle contemporanee di un’Italia, parte della Fortezza Europa, che nega ai migranti la possibilità di accesso”.

Il volume, dopo l’introduzione, si sviluppa su 5 capitoli, dagli “immaginari che portano in Libia” fino alla “letteratura e geografia del dominio”. Con i risultati sopraevidenziati “è rivolto prevalentemente a quei modelli narrativi dell’esperienza coloniale che attecchirono tra gli italiani”.

L’impostazione del lavoro, anche se non è interessata ad esserlo, è piuttosto sfumata dal punto di vista storico, indispensabile chiave di lettura per avvenimenti e atteggiamenti di un triennio, inconsapevole preludio per le sanguinose quanto vibranti di passione vicende della Prima guerra mondiale.

Sembra impossibile che il dominus incontrastato della politica italiana, presidente del Consiglio dal marzo 1911 al marzo 1914, Giovanni Giolitti, sia citato 21 volte, a partire da p. 29 fino a p. 158, ed un’altra volta, isolata, in cui sopravvalutando la forza e la presenza nel Paese del movimento nazionalista, osserva (non credo lamenti) che non “ebbe certamente la capacità – meglio la possibilità – di spostare gli equilibri della politica estera di Giolitti e San Giuliano”.

Una marginalizzazione è questa che porterebbe a definirlo il (quasi) grande sconosciuto del volume.

Proglio, in maniera parziale, ha ragione nel rilevare che “la guerra di Libia fu, perciò, un’anticipazione del primo conflitto mondiale sia per quanto concerne i processi di invenzione della tradizione e di sacralizzazione della patria, sia, invece, per gli effetti di nazionalizzazione degli italiani”. Una riflessione a questo punto non può mancare: la storiografia, ormai dopo tanti decenni, non ha mai chiarito in modo convincente e deciso la diversa posizione di Giolitti, impegnato nell’impresa d’oltremare, e 3 anni più tardi, in casa propria, ostile alla guerra e neutralista di prima linea.

I metodi scientifici differenti esistenti tra ricerca storica e sociologia portano comprendere la bibliografia ordinata in ordine alfabetico e non cronologico. Riserve consistenti sono inevitabili per le citazioni confuse senza ordine temporale, per gli indici dei nomi (i poveri Antonino San Giuliano Paternò – Castello e Antonio Starrabba marchese di Rudinì) e per i termini impropri usati (le interrogazioni nell’aula della Camera battezzate anche relazioni).

Autentici errori in cui l’autore incorre sono quelli relativi a Guido Pompilj, definito “ministro degli esteri” mentre in realtà era sottosegretario di Stato nel gabinetto Giolitti (1906 – 1909), a Guido Baccelli, mai senatore, a Giacomo Radini Tedeschi (1857 – 1914), vescovo di Bergamo, di cui fu segretario un certo don Angelo Roncalli, nel testo e nell’indice presentato come Randini – Tedeschi, ad un “onorevole Cordani”, inesistente nella dettagliata opera di Alberto Malatesta, Ministri, deputati, senatori dal 1848 al 1922 (vol. I), a mons. Guido Maria Conforti (1865 – 1931), ordinario a Parma, mai cardinale, beatificato nel 1996 da Giovanni Paolo II e canonizzato nel 2011 da Benedetto XVI.

Da ultime sono orientative e non probanti le pagine relative alla “sacralizzazione della patria”, dal momento che la campionatura disponibile risulta limitata e circoscritta.

 

GABRIELE PROGLIO 

Libia 1911 – 1912. Immaginari coloniali e italianità.

Le Monnier – Mondadori Education, Milano 2016

pp. 439. € 29,00