Continua, inarrestabile, la china discendente qualitativa del “Dizionario biografico degli italiani”. Gli ultimi 3 volumi presentati (86°, 87°, 88 °), che esamineremo nella progressione cronologica ed alfabetica, confermano l’involuzione della collezione evidente a chi, come il sottoscritto, la conosce e l’ha consultata sin dall’ inizio.

Accanto alle poche luci, cioè alle “voci” obiettive, sono presenti tante (troppe) ombre. Meritano consenso le analisi biografiche dedicate a Pino Rauti, curata da uno studioso serio e completo come Marco Tarchi, e quella, più vasta, sull’architetto Gaetano Rapisardi (1893 – 1988).

Le interpretazioni partigiane, quindi criticabili perché ascientifiche, si avvertono nelle indagini biografiche di donne ed uomini di sinistra o alla stessa linea riconducibili, tutti bravi ed esemplari.

Per il settore femminile tre casi: 2 pagine minuziose sui momenti pubblici e privati (cioè negli amori) sono dedicate all’anarchica Leda Rafanelli (1880-1971), inutile e gratuita è la polemica antifascista intessuta sulla condotta di Gabriella Rasponi Spalletti (1853 -1931) restano consistenti e fondati dubbi sulle ragioni dell’inserimento della “voce” riguardante la moglie di Franco Calamandrei, attiva partigiana (2 pagine), Maria Teresa Regard (1924 – 2000).

Purtroppo, come di consueto, lunghissima è la sequela relativa a figure dell’antifascismo, legate in maniera condizionante al PCI .

Le “voci” su Carlo Ludovico Ragghianti, su Ernesto Ragionieri, per non parlare di Marco Ramat trasudano simpatia e favore. Sull’operato del magistrato fiorentino è eloquente questo passaggio :“nell’organo di autogoverno della magistratura perseguì l’obiettivo della trasparenza dei processi decisionali e tentò di contrastare la forza preponderante dei conservatori attraverso l’alleanza tra i laici di sinistra e i togati progressisti”.

Paradossale ed emblematica è la vicenda di Paolo (Paolino) Ranieri (1912 – 2010), sindaco di Sarzana dal 1946 al 1971. Viene rammentato che “incarcerato a La Spezia, rischiò la morte per una terribile cancrena che i fascisti non vollero far curare ma dalla quale riuscì a guarire per una remissione spontanea che ebbe del miracoloso”.

L’impostazione di fondo trova una convalida, tanto evidente quanto ormai consolidata nelle ricostruzioni biografiche su Eugenio Reale (1905 – 1986), a più riprese malevola, principalmente per la sua avversione al carattere non democratico del PCI, culminata nell’espulsione decretata nel gennaio 1957 e su Salvatore Rebecchini (1891 – 1977), il cui operato amministrativo come Sindaco di Roma è misurato sulla base ed in forza delle inchieste pettegole ed aprioristiche della stampa radical – chic.

La visione settaria guida e determina non poche indagini biografiche, come è il caso della rivisitazione su Nello Quilici (1890 – 1940), al quale la condizionante presenza di Balbo (moriranno insieme nel cielo di Tobruk) – è ipotizzato – gli abbia precluso la possibilità di compiere esperienze giornalistiche gratificanti. Su Marco Ramperti (1886 – 1964) poi si arriva a sostenere, come si trattasse di un individuo anomalo ed isolato, che dopo l’8 settembre 1943 “sospinto da un’estrema coerenza e da una personalissima etica dell’onore, insorse con senso di forte idealità e appassionata protesta contro l’Italia ufficiale, schierandosi dalla parte della Repubblica sociale italiana e divenendo sostenitore del regime al tramonto”.

Da ultimo una perla, tale da dimostrare una non commendevole caduta scientifica, un pleonasmo incredibile: il notissimo filologo Pio Rajna fu nominato il 16 ottobre 1922 “senatore a vita (?) del Regno d’Italia”.

 

 

“Dizionario biografico degli italiani”, vol. 86°, pp. 850, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2016.