Martedì 16 aprile, presso la sede UGL di Genova (luogo eletto per gli incontri della destra locale, il che gli è valso, pochi mesi fa, un vigliacco raid “antifa”), l’associazione studentesca Radici nel Futuro ha organizzato l’incontro Populismo e sovranismo: nuove frontiere della politica? Arbitro del confronto è stato Mario Bozzi Sentieri, mattatore fra gli interventi di Mario De Fazio, Lorenzo De Bernardi ed Edoardo Cigolini.

Radici nel Futuro ha già messo a segno, come rivendicato da uno dei suoi esponenti, Gabriele Barabino, nella presentazione dei relatori, un punto importante quando ha celebrato la ricorrenza del 10 febbraio a Palazzo Ducale, portando così il ricordo delle Foibe nella roccaforte dell’egemonia culturale che da decenni ne rifiuta la memoria. Le istanze dell’associazione hanno inoltre vinto la perdurante ostilità dell’ateneo genovese.

Guglielmo Mistruzzi, presidente di Radici, e Andrea Cacciavillani, ispiratore e guida carismatica, così descrivono l’associazione e il suo progetto:

«Vogliamo porre lo studente – o comunque il giovane – al centro del proprio tempo. Costruire consapevolezza, stimolare riflessioni. Questo fa sì che l’associazione affronti tematiche di natura differente, a partire dal valore del ricordo (si pensi al 10 febbraio) e passando per una riflessione sui grandi temi della nostra attualità politica (come appunto sovranismo e populismo), arrivando a questioni geopolitiche fondamentali per l’attualità (su tutte, la Siria) e terminando con un’analisi del ruolo dei social network nel mondo nuovo: strumento di cui tutti siamo “oggetti” ma che cela evidenti potenzialità, che sarebbe un delitto ignorare».

Mario De Fazio, giornalista per Il Secolo XIX, autorità negli studi su Berto Ricci, ha riassunto come le destre hanno avuto buon gioco nel colmare le lacune lasciate dalle trasformazioni delle sinistre.

Lorenzo De Bernardi, responsabile della Comunità Giovanile di Busto Arsizio e co-autore (con Fratus e Sofo) di Sovranismo, ha risposto a Bozzi Sentieri che chiedeva di spiegare il paradosso del sovranismo quale sintesi fra la destra conservatrice e la sinistra anti-capitalista. De Bernardi, tenendo presente la sua distanza dagli schemi politici del ‘900, si è detto però convinto che la forza di una destra intesa più ampiamente possibile (da quella liberale alla Terza Via fascista) stia nell’essere “valoriale”, e contrapposta (in uno “scontro bioetico”) al progressismo acritico e degenerante.

Edoardo Cigolini, autore di America Profonda (racconto di un viaggio nella provincia americana), ha raccontato il dramma delle sacche di disperazione d’un paese che ha “svoltato” perché disilluso dalle promesse della sinistra sempre più prigioniera di istanze globaliste lontanissime dalla vita reale e dall’autentica politica (ha in particolare testimoniato della tragedia del West Virginia).

Proponiamo la chiosa di Bozzi Sentieri (il cui augurio è che nuovi operatori culturali affrontino le future sfide politiche con approfondimenti come quelli di Radici): il termine “populismo” è ormai inflazionato, essendo usato dai media come spauracchio, ma ha una realtà più complessa; il suo uso scientifico è stato attuato da un’autorità, Marco Tarchi, dai cui studi si dovrebbe cominciare un’indagine che recuperi la sostanza del populismo. Il quale è sintomo della crisi politica post-ideologica; ed è protagonista dei nuovi scenari, nei quali – in forza della globalizzazione e della nuova comunicazione – non vi è più mediazione fra “leader” e pubblico; il contatto è diretto, e l’abilità più utile ai politici cosiddetti populisti è l’uso di slogan, che hanno inevitabilmente semplificato il rapporto tra opinione pubblica e politica.

La politica, conclude Bozzi Sentieri, ha comunque ancora bisogno di approfondimento: del tempo che questo richiede, e di orizzonti.