Suburra. Impossibile non parlarne. Sono andato a vederlo senza pregiudizi, consapevole che il regista e gli autori del libro sono gli stessi di grandi serie fortunate e ben fatte tecnicamente.

Nel merito avevo già espresso le mie perplessità su Romanzo criminale e sul mito negativo che ha creato intorno ai criminali della Banda della Magliana. Criminali, appunto, trasformati in eroi. Dopo la fiction si registrarono decine di casi di piccole gang urbane i cui membri minorenni avevano gli stessi soprannomi della banda. Un inverosimile susseguirsi di “er freddo”, “er libano”, ” er dandy” anche a Bari o Molfetta.

Ero certamente infastidito dai sillogismi che certa stampa di sinistra e certi critici militanti severi, come li chiamerebbe Guccini, avevano fatto del film. Non un semplice gangster movie sulla scia della significativa tradizione dei polizieschi anni ’70 – ingiustamente considerati B movie e oggi invece citati continuamente dai nuovi registi- bensì un militant movie.

Ma non “pregiudico” come fanno praticamente tutti i media di oggi e quindi sono andato a vederlo. L’esito?

Bella colonna sonora, belle le immagini. Terribili i dialoghi, appena accennati. Completamente stravolta la trama del libro di De Cataldo e Bonini da cui è tratto il film, trama articolata e complessa in cui i personaggi positivi e negativi vengono spesso dallo stesso crogiolo politico di estrema destra, ma prendono strade diverse, a ricordarci che le scelte diventano sempre destini individuali e che il bene o il male lo scegliamo.

Centrotrenta minuti stirati a forza. Con lentezze esasperanti e sinceramente eccessive per un film che si vorrebbe d’azione. Alcuni personaggi tirati via, non approfonditi, senza spessore. Un Favino forzato che non ce la fa ad estraniarsi dalla sua formazione e a rappresentare l’esponente di destra, seppure stereotipato e scritto secondo i cliché triti e “sinistri”: mignottaro, ladro e cocainomane. Amendola, alla fine sembra il più credibile. No, non come extraparlamentare di destra, ma come coatto. Un carattere da cui difficilmente riesce a distaccarsi, che siano i Cesaroni o gli ultrà.

Fin qui il film. Se dovessimo dare un giudizio tecnico obiettivo il voto sarebbe 5–.

Ma è il sottotesto di Suburra che bocciamo senza possibilità di appello. Il metamessaggio malizioso e falso di un mondo corrotto che trova i suoi rappresentanti solo nella destra volgare e immorale che ha governato l’Italia e Roma, oltre che di una Chiesa torbida fino al grottesco, degna della serie televisiva “I Borgia”. Ci risiamo. La sinistra giustizialista, complottista e cattiva, quella delle “trame nere” degli anni ’70, che pensavamo estinta è riemersa, trovando la sua arma finale contro la destra: il cinema. E aggiungerei la fiction.

Il sillogismo di Suburra diventa quindi insopportabile per chi, come noi, è cresciuto nel mito di Paolo Borsellino e vede la Politica come servizio, come sacrificio, in cui spesso ci si rimette e non ci si arricchisce. Ora inizierà il processo di “mafia capitale”, che guarda caso ha una singolare sincronia con il film di Sollima. Il brillante regista di Gomorra si è affrettato a precisare che il suo film non si nutre dei fatti giudiziari del processo. Già, peccato che Favino – con tanto di celtica al collo – ricordi uno specifico sindaco di Roma che di errori politici ne ha fatti e molti e di persone sbagliate ne ha scelte, ma non è certo quel rifiuto umano descritto in Suburra. Senza parlare del progetto del Waterfront che, guarda caso, era una delibera di Roma Capitale e che fa da centro alla struttura narrativa e filmica. Si uccide e si brucia in suo nome.

Subburra è fazioso anche per un’altra evidente omissione. Manca la sinistra. Manca Buzzi. Dov’è finito? Nel 2011 era attivissimo, ci dicono le carte processuali, in Campidoglio e in Parlamento; poi per carità, ci dirà il processo se avrà corrotto o no, con Carminati, la politica capitolina e nazionale sfruttando la disperazione degli immigrati. Non chiediamo sconti per nessuno. Ma solo il rispetto della verità e delle garanzie per sancire che il malaffare e la corruzione contagiano la politica in generale, senza primogeniture ideologiche. Contagiano le persone, non le storie politiche e tradizioni ideologiche decennali. I corrotti sono corrotti, al di là del partito. Non corrotti perché di destra.

Insomma ci sentiamo oltraggiati da questo attacco metapolitico ad un mondo e ad una visione di governo che dal nazionale a Roma ha avuto moltissime esperienze positive in questi anni. Poi se c’è stata corruzione e malaffare è giusto condannare, dopo un equo processo con prove e riscontri, chiunque se ne sia macchiato, di destra o sinistra che sia. Ma dopo il processo in un’aula di tribunale; non prima, sullo schermo di un cinema.

Nel frattempo, ci si restituisca l’onore, e venga fatto un Suburra sequel sulle cooperative rosse e sullo sfruttamento dell’immigrazione come business. Intanto ci consoliamo con la satira di SOBBORO dei geniali “Actual” che riportano un po’ di leggerezza e buonsenso. Una risata vi seppellirà.