L’articolo di Marcello Veneziani Non è solo colpa dei “barbari”. Il pensiero di destra faccia autocritica pubblicato su Il Giornale e rilanciato da Destra.it, ha suscitato un certo fervore. Una delle motivazioni principali che parecchi lettori hanno sollecitato è insita nel messaggio ammonitorio del titolo. Il pensiero della destra e l’immaginario culturale dedito ad una o piú forme di autocritica, viene quasi interpretato da alcuni esponenti del brand politico contrapposto alla sinistra, come un aspetto ributtante e dall’ammiccamento ai “corsi di rieducazione“ asiatici del ‘900. Frivolezze e testardaggini che suggeriscono paroloni per provare a scomporre delle valutazioni sullo stato di salute di un logo, senza piú attrattiva, seduti entrambi sulla stessa riva. Autore e lettore uniti inconsciamente dalla ricontestualizzazione, protostorica, delle cause che affliggono il “tupperware” (scusate l’anglicismo ma è calzante) a tenuta sicura che tanti, troppi, chiamano casa ? E qui torniamo a quella Storia Infinita, desueta e piena di amarcord, che capeggiava fino a non molto tempo fa anche nelle Agorà giovanili di destra, coinvolgendo molti giovani, visto i risultati si fa per dire, senza essercene piú la ben che minima traccia.

Non c’è dubbio che via sia un errore culturale di base e come scrive Veneziani di “cattiva interpretazione della realtà”. Lo abbiamo scritto piú volte e abbiamo esaminato la questione, estendendo ogni ragionamento senza mai fermarci al limite del limes, garantito dai fenomeni “precognitivi” dei contenitori partitici e degli schieramenti politici. Ma dobbiamo aggiungere a tutto questo, al senso interpretativo dello scritto di Marcello, un breve, e secondo noi non meno importante elemento. La continua ricerca spasmodica e l’attuazione a grandi passi della teoria dell’equità: politica,culturale, antropologica, del sentire di destra. Quella proroga del giudizio arbitrale che da sempre ha caratterizzato le azioni e l’intendere di chi si è sempre definito tale. È sufficiente un approccio da arbitri, con tanto di cartellino rosso da estrarre a seconda di quello che già si conosce e in tutte le direzioni, per rafforzare la convinzione radicata del saper prendere il futuro ? Viene da chiedersi quanto Platone abbia insegnato nell’Apologia di Socrate e quanti ne abbiano tratto un tipo di insegnamento. L’unica certezza sul futuro dei celebranti della destra italiana, arriva dalla mitologia greca.

Il Satiro Marsia con l’ironia del caso ci indica la folta schiera di orfani insofferenti che rivendicano l’epopea e la redistribuzione degli incarichi dell’ MSI e poi ad AN, tutti in attesa delle soluzioni, queste si “reali”, delle problematiche che concernono il salto della quaglia e l’allargamento padano, pur di ritrovarli. Almeno lui si diverte e, cosa da non sottovalutare, ha l’accortezza di non dispensare consigli inutili ad una comunità che ha assorbito, come una spugna, tutti gli aspetti del pietismo liberal progressista. Non bisogna domandarsi cosa occorre per rianimare la destra e tutto quello che gli ruota attorno. Caso mai, sarebbe anche ora di smettere di domandarsi perchè tutto sembra indicare una sorta di rinunzia alla partecipazione politica. Al di là di un dato di fatto sconfortante che conferma una regola e le solite elocubrazioni da cliché: l’ennesima rinascita da popolo unito; conciliabile solo con la messa in moto di un ” Fronte Identitario” che renderebbe tutti felici. Compreso i primatisti cartesiani che continuano a identificarsi con la saccenza del cosmopolitismo sbagliato.

E se è vero che dopo una fine c’è sempre un inizio, lo è anche il prestare attenzione non tanto all’atto del capovolgere la clessidra citata nell’articolo. Bensì, un occhio di riguardo a chi l’armeggia e a chi ci gioca, come fosse una cosa che è sempre stata”viva”. Appena poco piú in là di chi non cede il passo alle lusinghe di un nomigliolo che piace così tanto a tutti. Felicitazioni. Forse da domani, la propria incapacità e le colpe di ognuno, non saranno piú disperse e di facile circoscrizione. Ce ne faremo una ragione. A destra o ritrovando noi stessi ?