“Serve stabilità a livello nazionale. Se non c’è stabilità, chi investe?” Domanda retorica quella di Giancarlo Gonella, presidente di Legacoop Piemonte, al termine dell’intervista pubblicata dallo Spiffero.

Domanda che, in realtà, denota la malafede del leader delle cooperative. O la scarsa attenzione a ciò che gli succede intorno. Chi investe? La Cina, ad esempio. Con investimenti diretti per 15,3 miliardi in 10 anni. Quasi ai livelli della Germania che ha attirato investimenti per 22 miliardi.

E Pechino, forse Gonella non lo sa, ha programmato nuovi mega investimenti in Italia grazie al lavoro del sottosegretario Michele Geraci. Ma forse anche le Coop non vogliono rinunciare al guinzaglio di Washington, quel guinzaglio tanto amato dal quotidiano torinese di De Benedetti ed Elkann e diretto da Molinari “l’americano”. Tutti scatenati a favore della Tav ma contrarissimi a collegarla verso Est con la ferrovia euroasiatica che collegherà con l’Estremo Oriente attraversando Europa e Asia Centrale.

Ancora più ridicole le preoccupazioni delle attuali opposizioni in merito alla futura presenza dei capitali cinesi in aziende strategiche italiane. Evidentemente la memoria latita, perché in caso contrario dovrebbero sapere che Pechino non solo ha conquistato, sotto altri governi, il controllo di aziende private come Pirelli, ma ha rilevato quote consistenti di Ansaldo Energia e, attraverso Cdp Reti (subholding di Cassa depositi e prestiti), è presente in Terna, in Italgas, in Snam. Senza dimenticare le numerose aziende private cedute agli acquirenti cinesi ogni volta che si presentavano con i soldi in mano.

Uno shopping destinato a proseguire, a prescindere dagli accordi a livello governativo sulla via della Seta ferroviaria e navale. Perché a Pechino interessano le infrastrutture ma anche i marchi del lusso, le società di design, le aziende agricole. Ed il ricatto sotteso alle dichiarazioni di Gonella non funziona più. Se le Coop si ritirano dalle gare per le opere pubbliche, ci sarà qualcuno che continuerà a partecipare. Gonella protesta anche per la riduzione dei fondi a disposizione delle cooperative che si occupano di migranti: 25 euro a giorno per straniero sono una miseria inaccettabile. Perché, chiarisce, chi se ne occupa non è un volontario (a differenza di quanto viene abitualmente raccontato), ma un professionista da remunerare adeguatamente.