Parigi. Summit all’Eliseo tra Francia, Germania (le potenze europee) e la Russia e l’Ucraina. Al tavolo il Vladimir Putin (il vincente), l’ucraino Petro Porochenko (il perdente), Angela Merkel (l’acciacata) e Hollande (lo sbiadito). Ufficialmente la riunione è stata convocata per verificare l’avanzamento del processo di pace in Ucraina, ma in realtà — con buona pace del povero Porochenko — i problemi sono altri e più urgenti.

Per Hollande — dopo la grana della mancata vendita delle navi Mistral alla Russia — è necessario trovare una scappatoia all’embargo economico anti Putin voluto dagli USA. Troppe le proteste e i malumori degli imprenditori francesi per mantenere la linea dura. Stesso problema per la Merkel che ha già aperto ai russi sul problema dell’alleato Assad, promuovendolo da tiranno sanguinario ad interlocutore necessario.

Putin non ha fretta. La tregua sul fronte ucraino tiene e la Crimea è solidamente sotto il controllo di Mosca. Forte del suo peso geopolitico, lo zar prevede in tempi medi l’accettazione da parte di Kiev (e dei suoi sponsor occidentali) di una struttura federale per l’Ucraina. Poi si vedrà.

Non a caso oggi a Parigi si discute soprattutto dei nuovi equilibri in Medio Oriente. Per la Francia la situazione è d’imbarazzo pieno. Hollande, al rimorchio degli USA, ha protestato per i bombardamenti russi sui “ribelli moderati” (in realtà solo dei fondamentalisti sunniti armati dalla CIA) e l’appoggio pieno di Mosca al governo di Damasco. Putin ha fatto spallucce e ha ribadito la sua volontà di estirpare l’ISIS e i suoi soci dalla Siria. Il confronto tra i potenti continuerà nei prossimi giorni. L’Italia, nuovamente irrilevante, non è stata invitata.