Sul quotidiano francese Le Figaro del 30 ottobre 2015, è stata pubblicata un’importante intervista dal titolo Les «nouveaux réactionnaires» : mythe ou réalité ? a cura di Alexandre Devecchio, responsabile FigaroVox. Il giornalista, ha posto alcune domande sul libro scritto da Pascal Durandprofessore presso l’Università di Liegi, sociologo della letteratura e dell’editoria, specializzato nelle opere del poeta Stéphane Mallarmé e alla coautrice del libro Le discours “néo-réactionnaire” (CNRS Editions, 05/11/2015),  Sarah Sindaco, specializzata nella letteratura del XX e XXI secolo e nel rapporto tra il testo e ideologia, collega della stessa università di Durand.

Un dialogo fitto ed intelligente che fa riferimento ad un approfondimento sulle figure di spicco del panorama intellettuale e accademico francese, quali sono Eric Zemmour, Alain Finkielkraut, Natacha Polony, Marcel Gauchet, Michel Onfray, Régis Debray, Jean-Claude Michéa e Michel Houellebecq, regolarmente etichettati dalla stampa come appartenenti al “pensiero deviante” e conglobati, facilmente, nella vorticosa e denigratoria classificazione di «néo-réactionnaires».

Possiamo dire che in Francia, al di là delle problematiche squisitamente politiche, vi è in essere un confronto e l’inizio di un legittimo sentore critico dei contenuti metapolitici, filosofici e culturali, presente sulla carta stampata e sul piccolo schermo, del tutto assente nella realtà italiana. Impegnata com’è nella vecchia abitudine di battere il chiodo, esclusivamente su alcune problematiche, come ad esempio la ricerca della Capitale vera o presunta e il caso Roma, ritenute in maggior misura accattivanti per l’auditel e per i lettori.

Può essere allora, ragionando sul contenuto dell’intervista su Le Figaro, che in Italia manchi effettivamente un interesse partecipato e la voglia di abbozzare un confronto, provando a sforzarsi di capire un certo tipo di comunicazione?

Figuriamoci, troppa fatica e tempo sprecato per comprendere la mappatura dei players dell’opinione: giornalisti, cronisti, accademici ed editorialisti, che condizionano un giudizio «massmediatico» e la reale comprensione sui temi più scottanti. Diciamocelo pure: da noi non interessa quale sia la capacità di veicolazione, nel campo dei media e della politica.

Figuriamoci, l’includere un bel punto di domanda, sui portatori d’acqua che da Destra e da Sinistra si professano (fossero solo loro) a parole, contro il liberalismo, pur mantenendo un profilo dissociativo e da quanti invece, riescono a non farsi intrappolare nella tessitura ideologica su argomenti quali il neo-progressismo, l’identità, l’interpretazione dogmatica della pedagogia nelle scuole, le politiche sociali incatenate ad una sussidiarietà presunta. Malgrado questo, siamo convinti che è possibile anche da noi, affievolire quella “cultura del dibattito” e quella “giostra verbale”, perfettamente descritta da Sarah Sindaco.

Che poi, tutto questo sia possibile, lo dimostrano la redazione di Eléments, Magazine delle idee per l’Europa, (http://www.revue-elements.com/ ) e quella della Rivista Krisis che si occupa di diritto comunitario, ecologia, populismo, guerra, destra-sinistra, politica, psicologia, tecnologia, origini, (https://krisisdiffusion.pswebstore.com/), che hanno scelto di fare una scelta lungimirante: quella di avvalersi del contributo di collaboratori di alto livello, esperti di storia, di scienze sociali e di antropologia, attenti ai cambiamenti delle discipline sul campo. Un patrimonio di conoscenze per il concepimento delle idee, che non si arrende alla moltitudine dei preconcetti.

La stragrande maggioranza è elaborata dagli uomini del “pensiero del unico” ? Sarebbe meglio chiarire, a proposito di questa concezione , che non ha nulla cui vedere con nessuna corrente di pensiero. Tutt’al più , ad una condizione umana, che ognuno di noi si è imposto di alimentare costantemente. Forse è il caso di partire proprio da qui.

 

Francesco Marotta-GRECE, Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne Italia.

 


Oui, pour certaines choses du moins, c’était sans doute mieux avant. Et la nostalgie, comme le goût du passé, n’est pas forcément un mauvais sentiment. Régis Debray le remarquait récemment : « Tous les grands révolutionnaires avaient du révolu en tête ou dans le cœur ». Avant lui, Alain Finkielkraut avait souligné que la détestation de la nostalgie n’est souvent que le masque d’un optimisme de principe : « Tout passéisme n’est pas réactionnaire ».