Giorni addietro il presidente francese, al Pantheon di Parigi, per i 150 anni dalla proclamazione della Terza Repubblica, ha rilevato che “la Repubblica francese è sempre da proteggere perché fragile e precaria. La Repubblica è indivisibile e per queste non ammette alcuna avventura separatista”. Nessun Capo dello Stato italiano si è permesso di sostenere tesi cosi concrete, solide e qualificanti.

Da pochissimo è emersa un’altra anomalia, quella denunziata in una interessante, intelligente, utile e soprattutto probante della disaffezioni per i  valori e non per le fiabe campanilistiche nota di Sabino Cassese, Le aziende locali. Lo Stato invadente e invisibile. Prende spunto ed anche stimolo dalla incedibile, incresciosa, quasi surreale vicenda della “Lombardia Film”, istituita dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, imitati infantilmente da altre 19 analoghe istituzioni, “create e finanziate da comuni e regioni”. Queste istituzioni – rileva finemente l’editorialista – “sono un bell’esempio del tentativo di specializzazione dell’azione dei poteri pubblici, che conduce all’”ad-hoc-crazia”, ma è anche indice del sempre loro crescente loro interventismo e del conseguente sfarinamento dello Stato”.

Per spiegare il caos e la confusione in cui versa irreversibilmente la cosa pubblica, oggi nelle mani di partiti tanto incapaci quanto presuntuosi, Cassese segnala che “non si governa una realtà tanto magmatica se non la si conosce e la si valuta dall’interno” e non si trasferiscono “i vincoli pubblicistici su questo universo regolato dal codice civile , con la conseguenza di diminuire o annullare i benefici della veste privatistica delle società veramente utili e di non frapporre sufficienti limiti per quelle inutili”.

Ora è venuto meno il vincolo per gli enti locali di “ricorrere all’istituzione di società e fondazioni”, poi lo Stato dalle fondamenta fragili è crollato. Per Cassese in primo luogo le Regioni “dovrebbero dedicare le loro energie alla sanità, ai trasporti, all’assistenza”, in secondo luogo le 19 istituzioni locali non dovrebbero, come invece fanno sfacciatamente, vivere nel disordine e nella sostanziale , avvilente anarchia.

Cassese si chiede la ragione per cui il milione (pensate!) dei dipendenti di queste fabbriche del nulla e della disgregazione statale non possano rientrare nel novero dei dipendenti , così da evitare “i nuovi concorsi in abbondanza”. Conclude con una osservazione ed una sottolineatura efficaci, tali da farci denunziare ancora di più l’inefficienza dell’opposizione: “non sarebbe ora di razionalizzare queste frange territoriali. Se ne accorgeranno coloro che vogliono ridurre parlamentari, vitalizi indennità” ?

Bah, i sostenitori del referendum, soprattutto i partiti di minoranza sono fissi nelle formule , irriflessivamente assunte e mai riviste, in nome della logica, della storia e di scelte autenticamente avvedute e lucide.