Sabato 22 giugno, RAI3 ha proposto, in prima serata, la prima visione d’un film tedesco: “Oltre la notte” (Fatih Atkin, 2017), la cui protagonista, Diane Kruger, è stata premiata (esagerandone la bravura) a Cannes con la Palma d’Oro. Amburgo, giorni nostri: Katja, una donna tedesca, sposa uno spacciatore turco, Nuri, quando lui è ancora in carcere. Quando lui si riabilita hanno un figlio, Rocco; ma un attentato bombarolo distrugge lo studio di Nuri, uccidendo lui e il figlio.

Un film di parte, ma fin qui nulla di male – anzi. Come fa Katja stessa, la sceneggiatura decide a priori che “sono stati i nazisti” – nulla di male nemmeno in questo. Il problema è l’operazione culturale, cominciata con un altro film tedesco, “L’onda” (Dennis Gansel, 2008). Film, non per nulla, prodotti con finanziamenti dell’Unione Europea. In entrambi, il problema che affligge la Germania (e l’Europa, e il mondo intero) è l’estremismo neonazista (o neofascista che dir si voglia).

“L’onda” era un film triste, nel quale un professore di liceo non proprio sveglio si trovava la vita rovinata da un esperimento: far vivere una classe come in un regime totalitario – moraluccia: meglio fare come i suoi colleghi, grigi e impiegatizi ma alla fine sani e salvi; e per quel che riguarda i ragazzi, meglio che crescano come i suddetti colleghi del loro insegnante. Lascino da parte ogni ribellione, e diventino degli affidabili impiegati (proprio come i ‘68ini). O come Nuri, il marito della protagonista di “Oltre la notte”, che in carcere studia economia, e quando ne esce apre il suo studio da contabile: continua a spacciare, ma dietro un’apparenza da bravo impiegato.

A parte il finale in Grecia, “Oltre la notte” è ambientato in un’Amburgo multietnica, che apparirebbe rassicurante, non fosse per l’esplosione. Katja è un chiaro esempio di “baizuo”: sboccata, malvestita e coi capelli luridi, drogata ma socialmente bene inserita, in modo da non scadere nella tossicodipendenza. Una borghese di sinistra, vestita come una clochard ma residente in una bella villa; ignorante e nullafacente, ma integrata nella nuova classe dirigente.

Il nuovo tipo umano, richiesto dall’Unione Europea: integrato nel sistema, disintegrato da qualsiasi cultura e identità. Proprio come il marito, un travet della nuova Europa: meticcia, tossica, analfabeta e obbediente.

Non si nega che gruppi come “Alba dorata” (i neonazisti greci, di cui gli attentatori tedeschi del film sono sodali) siano imbarazzanti. Tanto meno (ovviamente) che attentati dinamitardi e affini siano criminali. Ma è criminale anche sostenere che Il Problema (maiuscole volute) in Europa siano i movimenti di estrema destra (di cui si esagera la portata, e ai quali si finisce per accorpare i movimenti sovranisti che, a differenza dei gruppetti neofascisti, hanno comunque una reale incidenza sulla politica internazionale); non è da meno, presentare la nuova Germania e la nuova Europa (vedi sopra: meticcia, tossica etc.) come il paese di Bengodi, minacciato dai cattivoni col cuore nero (che siano davvero fascistoni, o soltanto sovranisti, conservatori e via dicendo).

“Oltre la notte” è una delle tantissime operazioni di propaganda europeista disonesta: un modo d’imporre un nuovo tipo umano, e individuare un nemico, presentandolo come artefice di tutti i mali. Operazioni simili le conducevano, guarda un po’, i nazisti: si pensi a “Suss, l’ebreo”. Sempre la RAI, nelle scorse settimane, ha trasmesso in prima visione un altro film tedesco, dello scorso anno: “Il caso Collini”, con Franco Nero nel ruolo di un italiano a processo, nella Germania di oggi, per essersi vendicato della rappresaglia nazista in cui, in Toscana, il padre fu ucciso a fucilate. Un film anti-nazista ben più intelligente e onesto.