Un saluto romano. Durante una manifestazione di commemorazione di morti che appartengono al mondo di destra. Anzi, di assassinati che, nella storia, sono caduti in agguati di gente di sinistra.
Chi si intende appena, appena, di storia capisce il motivo di quel gesto. Chi si intende esclusivamente di faziosità, oltre a non comprendere, tenta pure di reprimere.
Ma si è conclusa in una colossale buffonata – ed uno smacco senza limiti per la sinistra – la denuncia ed il successivo processo ai militanti di destra i quali, durante le commemorazioni di Ramelli, Pedenovi e Borsani, avevano recitato il “Presente” salutando col braccio destro teso. Come facevano i fascisti del ventennio, come facevano i gladiatori romani ma, anche, come facevano i giovani di destra degli Anni ‘70.
Anni ‘70 che, nonostante le loro contraddizioni, alla fine hanno dimostrato di essere più seri di questi anni duemila. Allora i pubblici ministeri, riteniamo in modo politicamente più intelligente, lasciavano quasi sempre perdere le migliaia e migliaia di saluti romani che venivano fatti durante le manifestazioni. Al limite, forse, ideologicamente li contrapponevano alle migliaia e migliaia di pugni tesi del popolo della sinistra extraparlamentare che, come peraltro quello dei militanti di destra, voleva cambiare la società. Non la cambiarono i primi, e nemmeno i secondi. Ma le generazioni successive peggiorarono quel che già sembrava il peggio.
Il giudice incaricato di processare i cattivoni che avevano oltraggiato una democrazia che, giorno per giorno, si oltraggiata da sola, ha accolto le motivazioni giuridiche di Ignazio La Russa, difensore di uno degli imputati, ed ha comminato una totale assoluzione ai “pericolosi fascisti”.
Nel frattempo qualche associazione partigiana si era costituita parte civile e, per meglio sottolineare la propria radice democratica, ovviamente chiedendo un risarcimento…. in quattrini.
Dimostrando così, more solito, di essere sempre e comunque coerente alla sinistra religione del perseguimente dell’interesse personale.
Ma che cosa si aspettavano i timorosi tremebondi sostenitori della democrazia “offesa” dal saluto romano? Si aspettavano le legioni di camice nere o brune che sfilavano per i Fori Imperiali con le aquile dorate e tutte le braccia tese come un sol’uomo?
No, non è successo proprio un accidente. Quelli di destra, ovviamente militanti non benpensanti, hanno dato a quella manifestazione politica il significato che in realtà doveva avere. Lo stesso significato che ha colto il giudice assolvendoli.
Ovvero quella di una commemorazione di un periodo che non c’è più, di persone che non ci sono più, ma di idee che, nonostante il continuo ostracismo storico-culturale, affiorano ogni giorno nella mente e sulle labbra di tanti, tanti cittadini.
Insomma, nessuna rivoluzione fascista. E niente di nuovo nei cervelli monocellulari di chi si preoccupa di cose del genere. Non riteniamo che queste campagne, ormai antipolitiche, abbiano un’oscura motivazione, come quella di depistare l’attenzione dell’opinione pubblica. Sono troppo stupidi coloro i quali, come Vergini di Corinto, fanno finta di scandalizzarsi per ciò che non scandalizza quasi più nessuno.
Abbiamo a che fare solo con degli autentici fessi, fuori dalla storia e dalla logica. Certo, simili ai centrosinistri di una volta, ma molto, molto più imbecilli. E più ignoranti in termini storici. E più cafoni sul fronte del fair play politico.
Reparti schierati non se ne sono visti, gente che parte per una novella marcia su Roma nemmeno. I militanti imputati, il giorno dopo al grave fatto antidemocratico, sono tornati a lavorare tranquillamente.
Ma anche gli imbecilli, coerentemente, sono tornati, la mattina dopo la sentenza, a fare gli imbecilli. Nonostante una pronuncia che, pur non citandoli, li tratta davvero quali sono: dei poveretti!