Ecco una riflessione veloce sul “tedeschellum” (ma chi è che dà i nomi alle leggi elettorali??) e sullo sbarramento al 5%. Sembra evidente l’interesse di Renzi nello sbarramento al 5%, per provare a liberarsi sul nascere dei suoi fuoriusciti. Sembra evidente anche l’interesse del M5S, che si vedrebbe assegnato qualche seggio in più rispetto a un proporzionale con soglie più basse.
Ma per quel che riguarda il centrodestra, nell’ambito del quale esiste l’unico partito (Fratelli d’Italia) “vicino” al 5%? Gli scenari possibili sono due:

1) una lista unica Lega+Forza Italia+FDI, o Lega+FDI, o Forza Italia+FDI, comunque la vogliate mettere: le “fusioni” elettorali non portano mai con sé la somma dei singoli. Quindi, in ogni caso, si perdono dei voti per il centrodestra;

2) ognuno per sé: se FDI supera il 5% ed entra in Parlamento oggi il centrodestra è la prima forza, se FDI non supera il 5% i suoi seggi sono distribuiti tra tutti e il centrodestra non è più primo.
Ora, posto che nessuno (non io di certo) sa leggere nella mente di Salvini o di Berlusconi, mi sembra chiaro che l’interesse per il centrodestra in uno sbarramento al 5% non esista direttamente: ma a qualcuno può far comodo (o semplicemente piacere) “far fuori” la Meloni nel breve termine.
I sospetti di altri fini però si aggravano se guardiamo nel campo avversario. Una legge del genere infatti toglierebbe ogni spalla “sinistra” e “micro-centrista” (leggere: Alfano) al PD, anche ammesso che bastassero questi aiuti. E se il PD non avesse i numeri per governare, chi mai potrebbe correre in suo soccorso? Qualche idea?
Appare evidente che la presenza di Fratelli d’Italia in Parlamento sposterebbe l’asse del centrodestra un po’ più a destra e soprattutto creerebbe un’area di alternativa a Forza Italia, intorno al 20%, nel caso in cui ad Arcore si pensasse nuovamente a un governo “di responsabilità” (leggere: inciucio) nazionale.
Evidente anche, però, che tutti questi discorsi lasciano il tempo che trovano finché non si ragiona seriamente e definitivamente su una piattaforma politica del centrodestra: uniti sì, ma in nome di cosa? Questa è la vera fase che dovrebbe precedere, non seguire, la definizione di una strategia sulla legge elettorale. Perché se ci si rendesse conto che non esiste la possibilità di avere un programma comune, o un programma del tutto, forse sì sarebbe meglio lasciar perdere alleanze ed elezioni, concentrandosi su una ricostruzione (comunque necessaria) radicale delle intese.

Comunque la si voglia vedere, quindi, tutto questo parlare di proporzionale ha già avuto l’effetto tipico proporzionalista: portare al centro dell’attenzione, e delle decisioni, i più “piccoli”.