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Non ci sorprende, anche se ci amareggia, l’ennesimo spaccato di volgare cinismo, famelica venalità e sconcezza della cosiddetta classe dirigente italiana aperto dall’inchiesta giudiziaria di Tempa Rossa, per il grosso pubblico “trivellopoli”.
Non ci sorprende il polverone sollevato da un sistema mediatico assoldato e servile per nascondere il nocciolo vero e duro della questione: la svendita di tutti i nostri asset economici e produttivi, dalla moda all’acciaio, dall’agricoltura alla filiera commerciale, finanche dai beni artistici al turismo, alle multinazionali e alle aziende straniere.
Questa volta si tratta di idrocarburi e petrolio, cioè si tratta di energia, di alimento essenziale alla sopravvivenza della Nazione
Nel 1926 il Fascismo dota l’Italia dell’AGIP, Azienda Generale Italiana Petroli;
nel 1953 Enrico Mattei, già inviso agli Alleati per non avere liquidato secondo i loro ordini l’AGIP e averla, anzi, resa competitiva in campo internazionale, promuove e presiede l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi che “ha la funzione di promuovere ed attuare ogni iniziativa di interesse nazionale nel campo degli idrocarburi e dei vapori naturali”; da decenni l’Italia ha le tecnologie, i tecnici e le risorse per trivellazioni ed estrazioni di gas e petrolio, di cui si avvalgono molti Paesi, in Medioriente e in Africa.
Non c’è ragione per cui debba svendere, con cessioni mascherate da concessioni, le grandi risorse energetiche del suo territorio a compagnie straniere di cui è purtroppo già cliente e dipendente. Tanto meno alla Francia, che osteggia ed ostacola l’Italia, con la complicità degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, nel tentativo di rendersi autosufficiente in un settore industriale vitale. Dall’occupazione della Tunisia, 1881, alle sanzioni economiche 1935/36, all’aggressione alla Libia di Gheddafi, foriera di caos, terrorismo ed immigrazione di massa, ha sistematicamente avversato e sabotato ogni nostro tentativo di emancipazione e di sviluppo. E non escludo abbia avuto un ruolo nel caso Regeni, scoppiato all’indomani di un importante accordo italo-egiziano, inclusivo dello sfruttamento del grande giacimento petrolifero recentemente individuato nelle acque territoriali egiziane del Mediterraneo (come non si può escludere la manina o mano a delle cosiddette Sette Sorelle, compagnie petrolifere americane, nell’incidente mortale di Enrico Mattei).
Inconfessabili avidità private e masochistiche pulsioni della sinistra italiana spiegano, ma non giustificano la sottomissione italiana ai vicini d’oltralpe.
Il grande storico Gioacchino Volpe ci ha ricordato, nella sua Storia dell’Italia moderna, il come e il perché delle tendenze francofile della sinistra italiana fin dall’inizio della nostra storia unitaria: ” anche per le cure della rinascente massoneria che, importata originalmente in Italia da Inglesi e Tedeschi, aveva ricevuto poi, fra il XVIII e il XIX secolo, impronta francese ed era stata allora e tornava ad essere ora mezzo di collegamento fra partiti e gruppi politici francesi e italiani, cioè mezzo di azione politica della nazione più forte su la nazione più debole…
Ignoranza dello spirito nazionalistico della politica francese, inconscio asservimento alle direttive politiche di un Governo e di una nazione sostanzialmente mal disposti verso l’Italia.”
L’atteggiamento della Francia, e dell’Inghilterra, non è cambiato; l’asservimento di politici, imprenditori e giornalisti italiani non ha nemmeno più l’attenuante dell'”ossequio a miti rivoluzionari” d’impronta giacobina; e’ semplicemente assenza totale di patriottismo e senso dello Stato. Con l’aggravante di un decadimento morale senza fine.