“Non ci son soldi ed i militanti non sono molti, e’ indispensabile collaborare”. Questo, in pratica, l’appello lanciato da Giorgia Meloni per tentare di uscire dal cul de sac in cui, lei per prima, ha infilato Fardelli d’Italia. Ma quando si lancia un appello di questo tipo, si avrebbe almeno il dovere dell’onestà. E quel “non ci son soldi”, non è onesto. La frase corretta doveva essere diversa: “non ci son PIÙ soldi”.
C’è una notevole differenza. Perché i soldi c’erano, e molti. Ma la classe dirigente di An prima, del Pdl poi è di Fdi in ultimo, li ha divorati, li ha fatti sparire. Senza alcun effetto positivo in politica, come evidenziano i risultati elettorali. Prima, quando i soldi c’erano, i militanti non contavano nulla, contava solo la classe dirigente di colonnelli e caporali di giornata. Ora che i soldi non ci son più, scatta l’appello a militanti, ad intellettuali d’area. Quelli ignorati quando una gestione ignobile ha affossato il Secolo d’Italia? Quelli ignorati quando i membri del cda Rai in quota destre varie promuovevano veline e amici loro? Quelli ignorati da assessori regionali e comunali quando si trattava di nominare membri dei cda di fondazioni, di musei, di teatri, di enti culturali di ogni tipo?
E quando il Secolo e’ passato dalla carta al web, a chi si è rivolta la classe dirigente ora tanto attenta a militanti ed intellettuali? A Italo Bocchino. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Beh, non di tutti. Di quei pochissimi che sanno ancora che il Secolo esiste.
E il caso Aledanno? Fatti suoi e della magistratura se era o non era legato a gente al di sotto di ogni sospetto. Ma Aledanno era stato accolto, con tutti gli onori, in Fdi, dopo aver fallito come sindaco di Roma, dopo aver fallito ancora di più come politico di “area”. Qualcuno, nella classe dirigente di Fdi, ricordava le dichiarazioni da sindaco di Aledanno in merito a tutte le questioni “sensibili” per l’area? Posizioni legittime, ma solo sue. E allora perché riprenderlo? Decisioni di vertice, come sempre.
Solo ora, di fronte al disastro, ci si ricorda della base. Un po’ tardi. Forse, però, sarebbe possibile un bel gesto per conquistare un briciolo di credibilità: utilizzare l’enorme patrimonio della Fondazione An per far politica. Ma loro, quelli della classe dirigente, quel patrimonio non lo toccano. Han fatto finta di mettere a disposizione 1 milione per progetti politici. I progetti sono arrivati, il milione no. Con la scusa che lo statuto della fondazione era complicato. Ma chi l’ha redatto? Certo non quei militanti che oggi, solo oggi, sono invitati a collaborare. Gratis, s’intende..