th-7

 

Abbiamo lasciato ancora una volta che sia la sinistra a dettare l’agenda non solo istituzionale ma anche politica e dell’opinione nel nostro paese.
La stepchild adoption e la legge sulle unioni civili ha ottenebrato qualsiasi opportunità di sostanziale contrattacco, riducendo la discussione ad una sterile guerra di frontiera tra opposti schieramenti, o peggio ancora in una improponibile congiunzione degli opposti.
Poco importa di questo articolo della soluzione compromissoria che salverà il governo di Renzi e le poltrone del Nuovo Centro Destra, che alimenterà i click della baraonda pubblicitaria Grillina, della sintesi di facciata dei pseudo-teo democratici del PD con la frangia più aggressivamente libertaria.
Il tema delle adozioni va sostanzialmente rivisto, in primis per porre rimedio al perenne tergiversare dei cittadini italiani alla ricerca di adozioni estere, per loro natura ma in particolare per la complessità della legislazione italiana, di più rapida gestione. L’iter comporta attese e percorsi ostici che durano anche parecchi anni e riescono ad allontanare dall’iter i meno ostinati.
In contrattacco va posto nell’abbattimento dei luoghi comuni delle sinistre. Il noto ripetersi delle banalità quali “meglio con una coppia gay che in un orfanotrofio” o peggio ancora “meglio con una coppia gay che con le suore” è la tipica volgare e ipocrita strumentalizzazione di un problema che questi soggetti non vogliono ne desiderano risolvere. Il male antico della farraginosa burocrazia nazionale fa si che i bambini che arrivano dai paesi stranieri hanno un’età spesso inferiore di quelli ‘nazionali’ ed arrivano abbastanza presto.
Questo quadro facilita chiaramente l’accesso all’adozione internazionale gestita e mediata da associazioni formalmente no profit.
La drammatica realtà è che l’iter per l’adozione “nazionale” può durare dai tre ai sei anni, un periodo in cui, tristemente, un bambino cresce, perde mesi e anni di felicità negli orfanotrofi.
Nonostante ciò la propaganda sul degradarsi del ruolo della famiglia tradizionale è alla stessa maniera il miglior alibi per quei soggetti che tutto vogliono relativizzare nella loro campagna a difesa di agguerrite quanto finanziariamente forti minoranze. Quali la lobby omosessuale, che gode di visibilità, importanti padrini e testimonial del mondo dello spettacolo.
Rispetto a questo tema una destra moderna deve combattere unitamente per abbattere queste sostanziale giustificazione strumentale delle sinistre. In primis è necessario proporre uno snellimento della procedure, pur conservando tutte le tutele e verifiche necessarie. Questo impone di certo un potenziamento dei ranghi del tribunale dei minori, assicurando però anche maggiori garanzie di continuità alla famiglia ospitante di non vedersi negato o ridiscusso questo legame che il loro buon cuore e la quotidianità hanno rinsaldato.
Il punto di svolta in tutte le dinamiche sociali nelle quali si sfonda nel relativismo è di alzare il tiro, pretendere di più da una realtà che invece gioca al ribasso, promuovere la fiducia nelle famiglie che si dispongono a dare accoglimento a chi attualmente non può godere di questo diritto che definirei come naturale.
La famiglia naturale deve restare l’unica sede per garantire i punti fermi basilari di qualsiasi crescita, fermo restando la valutazione, caso per caso dei contesti che si dimostreranno inadatti alla crescita sana del bambino adottato.
Riportiamo questa materia, diventata appannaggio strumentale dei fautori dei diritti omosessuali, nel cuore e nei pensieri delle opportunità offerte alle famiglie tradizionali che oggi desiderano di accogliere, ma che restano imbrigliate nel fitto reticolato della burocrazia e dell’incertezza.