Piove, governo ladro. Oppure c’è il sole, ma la situazione non cambia. Anni e anni di parole al vento e poi basta un po’ di vento, quello vero, per abbattere gli alberi; e una pioggia solo un po’ intensa allaga le strade, fa straripare i fiumi. Per non parlare delle frane, degli smottamenti, dei cedimenti. Un territorio disastrato, dalle Alpi al mare di Sicilia. E per le popolazioni colpite c’è sempre e solo l’intervento di emergenza. Che costa infinitamente di più rispetto a normali interventi di manutenzione del territorio, senza contare i morti, i feriti, le attività economiche distrutte, le case devastate, gli aspetti umani in ogni loro forma.

Eppure si continua così. Nella migliore delle ipotesi per pura mancanza di lungimiranza. Si evita di spendere per la tutela del territorio sperando che non succeda nulla e così i soldi vengono risparmiati. Ma, spesso, si scommette sul disastro per guadagnare di più. Perché l’emergenza limita i controlli, permette di spendere e sprecare con l’alibi dell’urgenza. Se, invece, si lavorasse per la tutela dell’ambiente, si dovrebbero fare gare regolari, si dovrebbe garantire una maggiore trasparenza.

Eppure l’ambiente garantirebbe ricadute occupazionali consistenti, invece di obbligare i soldati a spazzare il fango dopo le alluvioni. Nuova occupazione che genera nuovi introiti fiscali, nuovi consumi, maggiori opportunità e speranze per i giovani. Si potrebbero, così, occupare con lavori appropriati i laureati in varie materie, dalle scienze forestali all’ingegneria idraulica. Si creerebbero competenze, si favorirebbe la qualità. Ed un territorio sano favorirebbe anche il turismo. Invece si sceglie la strada dell’emergenza continua. In città come in montagna, al mare ed in campagna. Per i siti archeologici e per quelli industriali. L’Italia del magna magna, della speculazione edilizia, dello sfruttamento del suolo.

L’Italia che, poi, si lava la coscienza favorendo la proliferazione del lupo sulle Alpi. Per la gioia degli animalisti, che in montagna vanno  in pochi fine settimana all’anno, e per la disperazione dei pastori che in montagna ci vivono e ci lavorano. Lupi liberi di assalire agnelli e vitelli, pastori impediti di difenderli perché non è politicamente corretto. Poi si fa finta di stupirsi se la montagna perde la propria gente ed il territorio,non più curato, frana a valle. Se i torrenti, non più puliti, riempiono i fiumi che, a valle, straripano ed invadono campagne e città. L’Italia dell’ignoranza e dell’ipocrisia. Ma tanto corretta politicamente.