Continua la fuga dei cristiani copti da Al Arich, capoluogo del governatorato del Nord-Sinai, da anni sotto attacco terroristico. La situazione è ormai divenuta insostenibile: Kamel Raouf , 40 anni, è stato ucciso dai miliziani dell’ISIS con armi da fuoco, mentre sua figlia Justina è stata decapitata e la loro casa è stata bruciata. Saad Hakim, 65 anni, è stato colpito a morte; prima di morire, suo figlio, 40 anni, è stato bruciato vivo davanti ai suoi occhi. All’inizio della scorsa settimana, un medico di 67 anni, un commerciante di 45 anni e un insegnante di 55 anni sono stati uccisi con un’arma da fuoco. In soli 10 giorni vi sono stati sette morti.

Una fonte ecclesiale stima che il numero di copti fuggiti da Al-Arich arriva fino a 1000 persone, ossia circa 40 famiglie, su un totale di 17000 cittadini copti registrati nel capoluogo. Da parte sua il governatore del Nord Sinai ha deciso di considerare i copti che si assentano dalla scuola o dal lavoro come se fossero in permesso.

Le 40 famiglie fuggitive sono state accolte in parte nei locali di una chiesa  in un comune che si trova sulle rive del Canale di Suez. Vestiti, mobili e altre donazioni stanno giungendo di continuo nella piccola chiesa di Ismailya. Alcune famiglie hanno raggiunto i parenti nella capitale del Cairo o sul canale. Per ora i copti del Sinai hanno una sola scelta: essere uccisi – o bruciati vivi – oppure fuggire. È il loro turno di essere preda dell’Isis , dopo le forze di sicurezza egiziane hanno perduto migliaia di uomini nel tentativo di contrastare il terrorismo islamico nella penisola.