Riceviamo e pubblichiamo questa emozionante testimonianza dalla Repubblica Centrafricana dove essere Cristiani significa portare una croce ben pesante

«Mie carissime compagne, amiche e sorelline,

alcune di voi mi hanno scritto perché hanno saputo dei terribili avvenimenti che martedi’ 1° maggio, sono avvenuti a Bangui, la capitale del nostro povero paese.

Cerco di descrivervi qualcosa, così come l’abbiamo saputo e vi chiedo davvero di pregare per questa situazione così difficile.

Verso mezzogiorno abbiamo cominciato a ricevere telefonate dalle nostre famiglie di Bangui. Chiedevano di pregare perché una zia di sr Noella e la cognata di sr Françoise erano nella chiesa della Madonna di Fatima per la grande, solenne celebrazione della festa di San Giuseppe. Una celebrazione diocesana che raccoglieva molta gente e molti sacerdoti. Era il giorno delle promesse da parte degli addetti al gruppo St Joseph, uno dei più conosciuti e molto partecipato.

I seleka avevano circondato la chiesa e cominciato a sparare e buttare bombe a mano. Vigliacchi! su donne e bambini, giovani e poveri in preghiera!

Era il momento della consacrazione. Tutti, allora, si sono precipitati intorno all’altare e hanno stretto i loro sacerdoti che stavano celebrando in un abbraccio disperato, come per dire : se dobbiamo morire vogliamo morire con voi.

Un sacerdote uscito per vedere cosa succedeva, o forse uscito a soccorrere un chierichetto rimasto ferito da una pallottola, è stato subito ucciso, mitragliato. Era un po’ anziano e molto amato ….

 

Intanto Geltrude, cognata di sr Françoise, è sgattaiolata da una porta laterale e strisciando contro il muro della chiesa è riuscita ad entrare nel quartiere e a correre per 3 chilometri arrivando finalmente a casa dove Hervé, suo marito, non capiva più niente dalla paura!

La zia di sr Noella, invece, è uscita da un buco che i ragazzi hanno fatto nel muro della chiesa

e un suo fratello l’ha raccolta in moto portandola in salvo.

Ci telefonavano dalla chiesa e tremavano, erano scioccati.

Sono arrivati anche i caschi blu per fermare la carneficina …. Meno male!!!!! Non potevano aspettare ancora un po’?

Quando finalmente i seleka si sono ritirati, la gente infuriata si è impossessata del corpo del prete ucciso portandolo in trionfo, come un martire, fermandosi davanti alla sede del governo per dimostrare fino a che punto sono esasperati e disperati.

Nessuno riusciva a strappare il corpo del sacerdote ucciso dalla gente che lo difende come un santo che gli appartiene.

Solo il Cardinale ha potuto calmare la folla e riprendersi il suo prete, rimasto come emblema di un popolo schiacciato sotto i piedi dei potenti e che, davvero, non ne può più!.

E, in ogni caso, anche se l’attacco a una chiesa potrebbe fare pensare ancora a una guerra di religione, non è affatto vero. Cercano di distogliere l’opinione mondiale dal vero obiettivo di tutta questa guerra infinita : il possesso della grande ricchezza del sottosuolo.

Adesso è meglio che non aggiungo altro perché se mi intercettano …. finisco male! Ci hanno consigliato di fare attenzione anche a rispondere al telefono, perché ascoltano le conversazioni e le intercettano».

Suor *** (omettiamo il nome ,viste le circostanze )