Il film “The Interview”, uscito in dvd con Panorama, è una boiata pazzesca.
La trama racconta di un anchorman e del suo regista, affermati protagonisti di una trasmissione su una televisione americana, che ricevono l’invito a recarsi a Pyongyang, capitale della Nord Corea, per intervistare, in esclusiva mondiale, il feroce leader comunista Kim Jong Un, realmente esistente. Prima della partenza vengono contattati dalla Cia, che chiede loro di uccidere il despota sanguinario. Loro accettano con qualche riserva.
Da questo spunto poteva nascere un thriller fantapolitico molto avvincente o un racconto di satira pungente ed irriverente. Ne è scaturita una goliardata con tratti pecorecci senza gli spunti irresistibili di altri film del genere, ben riusciti, come “Una notte da leoni”.
L’uscita di questo film ha creato una crisi internazionale. Nel giugno scorso alcuni hacker nord-coreani, i “guardiani della pace”, hanno attuato attacchi informatici alla Sony minacciando ritorsioni; intimidazioni sono state rivolte anche nei confronti di chi fosse andato a vedere il lungometraggio. Molti cinema americani hanno così chiesto di annullare la visione della pellicola, fino a quando si è scomodato perfino Barack Obama, per imporne la proiezione inneggiando alla libertà contro la censura.
La vigilia di Natale si sono create code ai pochi botteghini dei cinema dove si proiettava il film.
Pochi giorni dopo a Parigi avveniva la tragica incursione nella redazione di Charlie Hebdo.
Premesso che la libertà di pensiero debba sempre essere ritenuta sacra ed inviolabile, impressiona il fatto che il mondo libero abbia in un caso rischiato e nell’altro subito vittime ed attentati per delle opere irriverenti e di scarso valore culturale.
Eppure , con tutte queste premesse, ci si sarebbe aspettato un certo interesse per l’uscita nei cinema italiani del film in questione, invece l’anteprima è stata riservata ad un dvd su Panorama. Nasce il sospetto che , al di là del valore modesto dell’opera cinematografica, il fatto che la satira colpisca il mondo comunista o la sinistra in genere, non sia gradito a casa nostra.
Era già accaduto con “Cristiada”, un bel film su una rivolta filo-cattolica nel Messico degli anni Venti , che nonostante la presenza nel cast di un ispirato Andy Garcia, era passato in sordina senza le mielose critiche televisive, per esempio, della iper-politically-correct Anna Praderio.
E’ poi continuato con il commovente film di Antonello Belluco che ricostruisce una strage attuata a fine guerra dai partigiani comunisti a Codevigo : ignorato dai critici, proiettato in un unico cinema di Padova, con posti esauriti per settimane.
D’altro canto film di cui si sa già che saranno un flop mostruoso ai botteghini , vengono prodotti e poi incensati dalla critica, vedi le ultime “opere” di Sabina Guzzanti o di Walter Veltroni. Forse perché è già previsto che godranno di finanziamenti statali o alla peggio verranno premiati in qualche festival internazionale.
La cricca mafiosa di sinistra sa come premiare i suoi adepti.
E qui, purtroppo, in Italia non c’è un ragionier “Fantocci” che si alzi in piedi e dica che il film è una “cagata pazzesca!”.
Ricordo che una volta conobbi l’addetta alla produzione di un film alternativo, talmente alternativo che quando mi descrisse la trama lo definii letteralmente una schifezza. La ragazza mi diede ragione, ma il copione andava rispettato perché il lungometraggio aveva ottenuto il finanziamento addirittura dall’Unione Europea. Il film restò nelle sale un solo giorno, fece quaranta o forse trentanove spettatori.
The Interview invece, nel bene e nel male, ha comunque realizzato un record mondiale, è il film più scaricato di sempre.
Abbiamo detto che lo stile goliardico e pecoreccio appesantisce la trama di quest’opera cinematografica.
Ma forse, di questi tempi ,questo approccio è un’arma meno spuntata di quel che possa sembrare.
Mia moglie che è insegnante, mi raccontava di una sua allieva che non studiava, passava il tempo ad ascoltare la musica rap. Allora un giorno le disse che l’avrebbe interrogata in storia accettando che la ragazzina si esprimesse con le rime forzate di quel genere musicale. La ragazzina prese un bel voto e l’insegnante le fece comprendere che, se si vuole, ci si applica e si ottengono risultati.
Forse gli autori americani hanno voluto dimostrare che oggi, nei confronti delle nuove generazioni, una trama goliardica e dissacrante rende di più di uno sproloquio di qualche filosofo-vate.
Ed il comunismo,” una boiata pazzesca”, lo si combatte anche così.
Insomma meglio Ugo Fantozzi di Massimo Cacciari.
Non è incoraggiante ma “liberatorio”.