Texas, ai giorni nostri. Disarcionato in un rodeo, il cowboy Brady ha il cranio aperto in due e una mano che non funziona. Orfano di madre, vive con la sorella ritardata e il padre col vizio delle slot machine. Vorrebbe tornare a giostrare ma oltre a essere gravemente infortunato, non ha soldi per mantenere un cavallo; così si rimbecillisce con l’hashish, si arrangia con lavoretti, assiste un amico che per un incidente di rodeo se l’è cavata molto peggio di lui.

Un film piccolissimo, distribuito in Italia con due anni di ritardo. I tre protagonisti sono una famiglia anche nella vita reale; tutti gli altri attori sono omonimi dei loro ruoli.
Scritto e diretto dalla cinese Chloé Zhao, autrice già di cortometraggi e d’un altro lungometraggio, “Songs My Brother Taught Me”; al momento è impegnata col suo terzo lungometraggio, non più un film indipendente ma un kolossal, “Gli Eterni”, (ennesima mega-produzione hollywoodiana dai fumetti Marvel).

Il crepuscolare “The Rider” racconta la fine di tutto un mondo e dei suoi sogni. Come direbbe T.S. Eliot: non con uno schianto, ma con un lamento; non è una grande tragedia ma uno spegnimento, uno scadimento nello squallore. Non c’è nulla di spettacolare, a parte una canzone con la chitarra davanti al fuoco, e qualche scena da rodeo – questo sport assurdo e letale, tanto stupido quanto affascinante, come la Formula 1. È l’elegia d’un mondo né scomparso né distrutto: piuttosto, agonizzante. Storie di quotidiana tristezza dalla provincia USA, dove anche la disperazione è mediocre: bar sporchi con bariste sfatte, minimarket senza personale né clienti, fattorie in svendita pezzo per pezzo e animale per animale, stordimento. Soltanto i cavalli si agitano, ma si stancano presto.


È la storia d’una resa, che non è nemmeno preceduta da un combattimento. Brady prova a ricostruirsi una vita, ma senza la minima convinzione: e quando i piccoli ammiratori lo riconoscono, non si scompone troppo. Facce tristi, fotografia livida, ritmo lento, musiche malinconiche. Bello e deprimente. Suggestive, nella loro semplicità, le scene in cui Brady ammansisce i cavalli.