La prima sofferta bozza in merito al documento d’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito è stata votata dal Governo ed è pronta per essere sottoposta al Parlamento. Theresa May ha in tasca la soft Brexit con libero scambio delle merci, col blocco continentale di quelli delle rimanenti ventisette nazioni europee, ma nello scontro interno ai conservatori con i falchi ha riportato alcune ferite. La lasciano due ministri e due sottosegretari, tra i quali proprio il Ministro per la Brexit, Dominic Raab, si è dimesso perché non ha ritenuto di poter accettare quel compromesso, che lascia Londra legata mani e piedi all’Europa: “Non posso sostenere l’accordo con l’Ue”, ha commentato Raab. Lasciano anche: la Ministra del Lavoro Esther McVey, il sottosegretario per l’Irlanda del Nord Shailesh Vara (sottolineando la mancanza di garanzie nell’accordo per l’Irlanda del Nord) e la stessa sottosegretaria per la Brexit Suella Braverman.

Therese May ha reagito parlando di “scelte difficili” ed esprimendo “rispetto” per le dimissioni. Ma ha confermato l’intesa raggiunta con l’UE come una scelta fatta “nell’interesse nazionale”, affermando che essa garantirà l’uscita dall’UE del Regno Unito “nei tempi previsti” e che l’unica alternativa sarebbe “un no deal” o “nessuna Brexit”. Il documento approvato è composto da oltre cinquecento pagine, e riassume la fatica di ben un anno e mezzo di trattative, scontri politici e tensioni tra le parti. E’ stato mantenuto l’allineamento normativo con Bruxelles per un periodo transitorio valevole sino al 2020.

I falchi interni ai Tories, come Boris Johnson, non sopportano oltre di dover sottomettere la libertà britannica agli odiosi e stucchevoli regolamenti continentali. Il prossimo venticinque novembre, a Westminster, la May dovrà fronteggiare gli Unionisti nord irlandesi, i quali vorrebbero rialzare subito le barriere doganali verso la Repubblica d’Irlanda, ed ancora i conservatori con sede ad Edinmburgo che non vogliono perdere le preziose garanzie nell’ambito della pesca, preziosa per il sostentamento scozzese.

In differenti ambiti hanno espresso il totale disappunto le opposizioni. Per Nigel Farage leader dei nazionalisti de Ukip si tratta del “peggiore accordo della storia britannica”, invitando i ministri del governo alle dimissioni di massa. Dal canto suo Jeremy Corbin per i laburisti il Regno Unito si trova a fronteggiare vero e proprio “fallimento” nazionale e continentale. La tensione verso la Signora May è stata ulteriormente inasprita dallo stesso deputato conservatore, Peter Bone, paventando la defezione di molti altri deputati che andrebbero così ad ingrossare le fila dei falchi interni ai Tories. Mentre in soccorso della May e delle colombe conservatrici “moderate” potrebbero arrivare anche non pochi voti dalla sinistra laburista. Il conto alla rovescia per l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione europea è cominciato, non ci sarà un secondo referendum, non ci sarà una seconda chance per restare.