Ho appena concluso la lettura del lavoro di Mario Giordano “Avvoltoi. L’Italia muore, loro si arricchiscono”, che merita un esame separato ma dal quale emerge incontestabile l’ampliamento e l’approfondimento delle disfunzione, delle anomalie e delle storture durante gli anni dell’ “imperatore” Renzi, già sconfessato dagli italiani il 4 dicembre 2016 e senza rimpianto, checché possa cercare di fare Galli della Loggia nel suo editoriale “L’identità del Pd. Ora Renzi esca dalla tenda”, punito e mortificato con il voto il 4 marzo scorso.

Di quel risultato, pieno di ombre e privo di futuro plausibile, il primo responsabile è stato proprio il senatore toscano. Basti riflettere e considerare, ammesso che meritino considerazione, sulle posizioni favorevoli o quanto meno non ostili e non chiuse verso le fazioni risultate maggioritarie, assunte dalla Chiesa e dalla Confindustria, solite, per inveterato costume, “salire sul carro del vincitore”.

Se il segretario generale della CEI ha parlato, dopo il voto, della necessità di “uscire insieme dall’inverno sociale”, non sono mancati dati inquietanti e sconfortanti sulla situazione generale del paese dopo il dominio di Renzi e di Gentiloni.

Secondo l’indagine della Banca d’Italia crescono poco i redditi ed è sempre più incombente il “rischio povertà”, nello stesso tempo sotto i 1000 euro sta il 70,8% delle pensioni mentre per i redditi IRPEF 2016 quasi uno su due è sotto i 15 mila euro e ben 10 milioni di contribuenti non pagano nulla,

L’editorialista, pur individuandone “in grande misura” la mancanza di “carattere” e la scarsità della preparazione politica, lo stimola e lo preme , affinché “esca dalla tenda”, come fosse una figura essenziale ed indispensabile per la nostra nazione, in cui ottiene spazio e vale persino il parere del redivivo Tajani.

“Ora – scrive Galli – è il momento di mettersi totalmente in gioco. Ora è il momento di mostrare di aver capito dagli errori commessi, di mostrare di voler cambiare strada, di indicare con l’energia e il temperamento che egli possiede [ohibò!!!] verso quali nuovi modi di essere e di pensare il Partito democratico deve muoversi. Ora è il momento di dire se esso vuole o no tornare a presidiare i territori sociali e geografici del Paese che ha abbandonato a se stessi e ai più screditati notabili. Per Renzi il finale di partita non è per domani, è per oggi: prima che in un modo o nell’altro, sotto l’incalzare degli eventi e per la pochezza dei vertici del Nazareno, avvenga lo scompaginamento definitivo del suo partito, il virtuale rompete le righe della Sinistra italiana”.

Beh! Francamente si tratta di un rimpianto e di una spinta, tutt’altro che condivisi e condivisibili dopo i due responsi popolari, ché, nonostante la snobistica sottovalutazione, connaturata alla sinistra radicale e liberal, sono e rimangono libera espressione e sono espliciti nel reclamare il definitivo accantonamento del toscano.