L’Albania comunista era un piccolo inferno in terra, un misero giocattolo nelle mani di Enver Hoxha, il “compagno supremo”. Un matto vero e cattivo con cui nemmeno i sovietici e Tito vollero mantenere rapporti. Per un lungo periodo il satrapo di Tirana fu sostenuto dalla Cina maoista — bisognosa di una finestrella sull’Occidente — poi, nel 1976, persino gli eredi del “grande timoniere” mollarono il folle dittatore balcanico. Illuminanti a riguardo le pagine dedicate all’Albania rossa e disperata in “Confini e Conflitti”, il bel libro di Marco Valle.

Architrave del regno enverista fu la polizia politica, la Sigurimi. Ricordiamo che almeno un quinto della popolazione albanese, ai tempi di Hoxha, collaborava con gli sbirri enveristi che aveva instaurato una politica del terrore nel Paese delle aquile. Non a caso la Sigurimi può fregiarsi del non certo invidiabile titolo di essere stata forse la più crudele delle polizie segrete al servizio dei regimi comunisti. Per garantire la sicurezza della dittatura di Enver Hoxha l’organizzazione fu responsabile dell’uccisione di decine di migliaia persone — oppositori, borghesi, intellettuali, religiosi d’ogni confessione, tanti poveri diavoli assolutamente incolpevoli ma, per qualche motivo, “sospetti”— mentre più di 400mila albanesi finirono nei campi di lavoro dove gran parte di essi morì a causa delle terribili condizioni di vita.

Nel suo triste lavoro la Sigurimi si appoggiava su uno sterminato numero di spie e collaboratori che, secondo alcuni dati, raggiungevano il 20 per cento della popolazione complessiva albanese. Persone che spiavano i propri vicini, i propri amici, i propri familiari, i propri condomini. Non pochi furono i casi in Albania di divorzi che avvenivano perché la moglie o il marito denunciavano il coniuge alla Sigurimi e questo inevitabilmente spariva nel nulla.

Storie di ieri. Oggi, dopo un quarto di secolo dalla caduta del regime comunista l’Albania aprirà finalmente gli archivi della famigerata polizia segreta, i cui ex membri, peraltro, non potranno più ricoprire pubblici incarichi. Il Parlamento di Tirana, infatti, con 84 voti a favore e 22 contrari ha approvato la legge in base alla quale le vittime della Sigurimi potranno andare a consultare gli archivi della polizia segreta che fin ad oggi erano considerati segreti. Se ne era parlato in Parlamento già nel 2008, ma allora erano contrari (guarda caso…) i deputati socialisti.

La norma prevede che la documentazione potrà essere consultata anche dai collaboratori del passato regime. Come spiega l’agenzia di stampa francese Afp i dossier saranno esaminati prima da una Commissione formata da cinque membri e saranno quindi resi consultabili agli interessati. La stessa commissione emanerà anche i “certificati di non collaborazione” con il passato regime comunista per tutti coloro i quali dovessero essere assunti nel pubblico impiego.

La legge appena approvata vieta l’accesso ai pubblici impieghi agli ex appartenenti alla Sigurimi, ma varrà solamente per le nuove assunzioni. In pratica chi, ex collaboratore o membro a tutti gli effetti della famigerata polizia segreta albanese, è già impiegato negli uffici pubblici non perderà il suo posto di lavoro. Giustizia a metà.