Negli scorsi giorni sono stati presentati dalla “grande” stampa con segnalazioni reclamistiche se non pubblicitarie, due lavori, intesi a sottolineare gli errori compiuti dalla sinistra e la retorica palesata sul tema degli immigrati.

   Il primo saggio, pubblicato dalla casa editrice di proprietà di Berlusconi, è dovuto a Federico Rampini e reca un titolo complesso quanto impegnativo, “La notte dalla sinistra. Da dove ripartire”.

   Se Cazzullo, nella sua incensatoria scheda, si è precipitato ad escludere uno spostamento (o meglio una involuzione, un imbarbarimento?) dell’autore verso destra, ha dovuto, per forza di cose, per non essere accusato di comodo e strumentale doppiogiochismo, di parlare di giusta ed adeguata indignazione “per quello che la sinistra è diventata”. “L’errore più grave “ è reputato il disinteresse sui problemi dei penultimi, cioè degli americani e, meno male, degli italiani poveri.

   Si tratta di un errore consistente , da inserire in un assieme profondo, costruito sull’enfasi e sulla demagogia della “grande” stampa e dei poteri forti, attenti, per non dire proni,  alla sinistra e alle sue propaggini, attive e virulente, nei campi televisivi pubblici, anche in questi mesi vissuti sotto l’egida dell’esecutivo “gialloverde”.

   L’autore non considera di destra la formula dell’aiuto ai Paesi poveri senza obbligarli all’emigrazione. Dimentica però che fu un certo Pino Rauti a sostenere il progetto in tempi lontani, accolto da dileggi ed ironie della sinistra. Rampini, ben lontano dal dettare riprovazioni e condanne per il colonialismo, in prima linea britannico, cita l’esempio, recente, di questi anni, del Malawi, che ha inviato i giovani, dopo la formazione locale, a Londra con il doppio risultato di agevolare la sanità inglese e di impedire il proprio sistema sanitario.

   Galli della Loggia, dal canto suo, presenta e caldeggia un libro di Raffaele Simone, come lui professore universitario emerito, che reca il titolo “L’ospite e il nemico. La grande migrazione e l’Europa”.

   Una volta di più gli errori in questo ambito della sinistra vengono celati sotto la comoda maschera della retorica. Neppure lontanamente si ammette e riconosce la precisa natura di questa scelta, una scelta nichilista ed affossatrice dei valori, dei costumi e della cultura dei Paesi destinati a subìre l’invasione.

   Simone, tanto per citare due eloquenti tesi, considera la cancellazione dei confini “una necessità etologica dei gruppi umani” e sostiene la necessità imprescindibile di proteggere assolutamente “valori europei”, come il peculiare binomio “cristianesimo – illuminismo”, sul terreno storico, logico e spirituale, diabolico, devastante, desolante.