Tre editoriali, apparsi sul “Corriere della Sera”, tanto per uscire dalla consueta utilizzazione, molto spesso critica, dei giornali di area o presunta tale, offrono un contributo di non disprezzabile entità sulla situazione politica, sul comportamento del governo e sugli atteggiamenti mai spontanei del “premier”.

Giovanni Belardelli, nel suo “fondo” “Riforme confuse. La scuola più rispetto” affronta un argomento di assoluta delicatezza, cui ci si è accostati con superficialità e con un dilettantismo pedagogico e sociale, grave per gli scienziati dell’educazione, che sono autori ed ispiratori del progetto. Belardelli rivisita le solite false promesse del “Granduca”, che si era impegnato ad un piano di lavori edilizi per la messa in sicurezza delle scuole, al momento senza risultati, che aveva etichettato la riforma come un trionfo del merito, ora calpestato con le misure di protezione decise a favore dei precari. Conclude, osservando che “se ci si lascia guidare dalla pretesa o dal mito della grande riforma della scuola, si rischia di dare attuazione a una parte soltanto dei propri intenti, e magari non necessariamente ai migliori”. Sarà mai possibile ascoltare dalle file dell’opposizione un’analisi così sensata? Non pensiamo proprio, anche se qualche luce la potrebbe recare Salvini, particolarmente qualificato nel campo, ora intento a raccogliere quello che ha seminato (v. gli incidenti delle Marche).

Anche l’articolo di Pierluigi Battista conferma totalmente l’arroganza prepotente personificata dall’uomo con le spalle protette, rilevando che nel clima creato di “drammatizzazione estrema” “con l’accorata lettera ai militanti del Pd affinché il partito possa dimostrare la sua dignità approvando senza moleste obiezioni la “sua” (di Renzi [e della sua officina]) legge elettorale, rischia di perdere ogni distinzione tra partito e istituzioni, tra militanti e parlamentari, tra il programma del Pd e quello delle altre forze politiche che potrebbero votare le regole del gioco politico, ma non certo per fare un favore al Partito democratico”. “E’ urgente – chiude Battista – ristabilire un minimo di distinzione tra i partito e le istituzioni. Così come è necessario che il Parlamento non sia messo nelle condizioni di votare a favore di una legge elettorale solo perché altrimenti il governo cade dopo una sfiducia. La “dignità” è di tutti. Di chi vota a favore e di chi vota contro. Sulle regole del gioco, poi, non c’è disciplina militare che tenga”.

La decisione di porre la fiducia impone di conseguenza una “disciplina” di stampo stalinista, in puro stile catto – comunista , e, a meno di sorprese del tutto improbabili, avremo con il nuovo dispositivo normativo ufficialmente ma non realmente, perché sarà il “cerchio magico” a dettare legge “un uomo solo al comando”. Oltre ad inviare il ringraziamento più commosso a Berlusconi per il successo politico conseguito con il “patto del Nazareno”, non si può nascondere il forte e purtroppo crescente dubbio sulla personalità politica, pur presente fisicamente a Roma, “fermatasi” mentalmente in qualche città siciliana.

Da ultimo Ricardo Franco Levi ci porta dalle beghe e dagli incongrui propositi di riforma interne ad importanti e sottovalutati problemi internazionali. Segnala che in una scheda del recente World Economic Outlook vengono espressi motivati dubbi sulla liberalizzazione del mercato dei prodotti, positivi solo in un lungo periodo, mentre per la deregolamentazione del mercato del lavoro “i suoi effetti sulla produttività sono esclusivamente negativi”. Nell’epilogo Ricardo Franco Levi rileva che “ne determinare l’esito della cura, oltre i numeri dell’economia contano le istituzioni”, che non si rafforzano – diciamolo chiaramente, rimpiangendo sempre l’inconsistenza della controparte – non si potenziano e non si accreditano né con l’Italicum, né con lo Jobs act, né con il Senato non elettivo né con l’abolizione delle Province, tutte le cosiddette e sedicenti “riforme” dello “squaletto” per dirla con Pansa. Il Varoufakis nostrano deve registrare – ma la notizia non è più tale – l’ennesimo schiaffo da parte dell’India con il miliardesimo rinvio nella vicenda dei fucilieri di marina. Cattolico praticante, accantonando per un istante le tante altre posizioni della Chiesa irritanti e criticabili, mi vergogno poi per il divieto imposto a Reggio Calabria alla celebrazione di una Messa in suffragio di una persona scomparsa, anzi trucidata, 70 anni or sono.

Un’ indispensabile quanto doverosa puntualizzazione: il collega Brunetta la pianti di evocare i fantasmi di un irrepetibile passato (il “fascismo” renziano ed il “bivacco di manipoli”) ed usi linguaggi ed epiteti più attuali, paragonando il “dott. Renzi” a dittatori dei nostri giorni , cubani, nordcoreani o centroafricani.