Il “Corriere della Sera” pubblica in estratto un saggio di Sabino Cassese, dedicato ad un tema di interesse saliente, la Costituzione. Il titolo è eloquente ma tale da rendere il complesso ancora più complesso e delicato, dopo le confuse scelte normative elettorali, fonte dell’ impasse di queste settimane, “Tante impronte sulla Carta. Nella Costituzione idee cattoliche, liberali, marxiste. E tracce del fascismo”.

Il contributo dell’ 82enne giudice emerito della Consulta reca nella “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, in cui appare, un titolo diverso, più felice e centrato “Le grandi voci lontane: ideali costituenti e norme costituzionali”. Rammenta Cassese e sarebbe impossibile non farlo le radici e le influenze marxiste e quelle cattoliche, sull’eguaglianze sostanziale e non formale dei cittadini e sulla promozione e sulla tutela da parte dello Stato delle autonomie.

“La Costituzione – sostiene Cassese – rappresentò una reazione al regime illiberale fascista, ma fu anche il precipitato di ideali di epoche diverse (risorgimentale, liberaldemocratica, fascista), Paesi diversi (specialmente quelli che si dividevano il mondo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica), aree diverse (quella cattolica, quella socialista e comunista, quella liberale [e azionista]), orientamenti dottrinali opposti (quello statalistico e quello pluralistico)”.

Nella Carta, dichiaratamente animata e nutrita di caparbio spirito antifascista, Cassese si domanda se si possano “comprendere le norme costituzionali sul patrimonio storico e artistico e sulla scuola ignorando l’elaborazione, in periodo fascista, a opera di Giuseppe Bottai, di Santi Romano, di Mario Grisolia, della legislazione sulle cose d’arte e della “carta della scuola”, quindi senza riconoscere che la Costituzione antifascista ha raccolto anche l’eredità del fascismo”.

Ma il documento fondamentale dello Stato democratico – è il caso di sostenerlo in termini netti ed aperti – se ha “raccolto l’eredità del fascismo”, lo ha fatto perché non aveva alternative e non aveva capacità e senno per misure diverse, magari antitetiche.

In una delle rarissime “voci”, equilibrate e scientificamente solide, del “Dizionario biografico degli italiani (il vol. 88°), Guido Melis traccia un profilo pieno di Santi Romano, figura citata più volte per le sue preziose intuizioni da Cassese, tanto da dedicargli nello stesso numero della rivista, edita da Giuffré, una apprezzabile rivisitazione, intitolata “Le alterne fortune de “L’ordinamento giuridico” di Santi Romano”. Questa utilizzazione e, diciamo più esplicitamente, questo sfruttamento di uomini impegnati e di norme varate nel periodo “illiberale” non smentisce la famosa “parentesi della storia” e non accredita gli Hyksos di crociana memoria?

Solo nel 2002 poi è stato varato il nuovo “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, certamente non antitetico e non polemico verso le leggi del 1° giugno, n. 1089 e del 29 giugno 1939, n. 1497, sulla tutela delle cose di interesse artistico e storico e sulla protezione delle bellezze naturali, legate al nome di un tale di nome Giuseppe Bottai.