Avevo immaginato di fare, finché sono in tempo, un viaggio a ritroso, per prendere congedo dagli amici e dai luoghi, che mi sono più cari. Gli amici se ne sono andati quasi tutti e i luoghi sono molto cambiati. Perciò, dopo le prime tappe in Sicilia e in Puglia, ho deciso di desistere. Continuerò ad accettare alcuni dei tanti inviti che sorprendentemente ricevo da circoli di adulti e di giovani, curiosi del mio passato e delle mie idee. La loro curiosità, frutto della tradizione orale, è la donazione che amici e collaboratori mi hanno conferito. E forse anche il segno che ci può essere futuro anche per gli ideali per cui sono vissuto.

Del resto i popoli o ritrovano la via di casa, la propria storia, la propria cultura, oppure si ridurranno a “comitive” occasionali su un territorio anonimo. Specialmente i popoli dell’Europa meridionale, esposti e sottoposti a crescenti ondate immigratorie. Bisogna rovesciare gli stereotipi “politicamente corretti”, predicati dalle sedicenti liberaldemocrazie, funzionali alle oligarchie finanziarie e mercantili, che speculano sui bisogni dell’uomo, ne sfruttano il lavoro e ne devastano l’habitat. Che trafficano in armi e schiavi. Che sovvenzionano guerre e terrorismi. Bisogna rivendicare il possesso ed il controllo del territorio e delle sue risorse, regolare e selezionare gli accessi, recuperare la sovranità nazionale, presupposto necessario e contenuto essenziale della libertà: di quella effettiva ed effettuale, non astratta ed evanescente come quella delle società globalizzate, sottomesse nei fatti a limitazione dei diritti e a diseguaglianze sociali sempre più gravi.
Bisogna tornare agli Stati indipendenti, alla supremazia della politica sull’economia, promuovere la partecipazione diretta dei cittadini nelle istituzioni e dei lavoratori nella gestione delle aziende. Bisogna investire nelle infrastrutture, nella cultura e nella ricerca, nei beni architettonici e nell’ambiente, nelle eccellenze artigianali e manifatturiere, specializzare l’agricoltura ed il turismo: valorizzare, cioè, il patrimonio italiano, invece che agevolare le attività e le speculazioni finanziarie, che capitalizzano il nostro estro e il nostro risparmio a beneficio di pochi soggetti, in prevalenza stranieri.
Bisogna tornare ad essere una Nazione.