Ferve alto in questi giorni il dibattito culturale all’interno della sinistra. Scuole di pensiero si scontrano da settimane su temi di grande spessore ed attualità. C’è infatti chi sostiene che Salvini debba essere giustiziato ed appeso a testa in giù, come auspicano autorevoli esponenti dei centri sociali, supportati dal giudizio storico di Jim Carrey, indimenticabile attore protagonista di “Scemo & più scemo”; c’è chi invece, come Michele Santoro, giornalista ed intellettuale illuminato, perora la causa di assoldare un killer e che ci pensi lui, e chi ancora, come Oliviero Toscani, preferirebbe che il leader leghista morisse nel suo letto ma solo perché appeso a testa in giù diventerebbe un eroe.

Il fotografo comunista aggiunge altre perle di saggezza;  sostiene che, schifato dalla situazione in Italia, dove comandano i leghisti, vorrebbe chiedere la cittadinanza del Togo.  Non ci sfugge il subliminale messaggio razzista, del tipo che “perfino il Togo, quella terra di sfigati, è meglio dell’Italia”.

Secondo altri, la scelta del Togo sarebbe dovuta alla presenza del  famoso Tempio dei Pitoni; qui troveremmo  l’Ar-lecchino servo dei Benetton,  a proprio agio in mezzo ai serpenti.

Ma il pensiero del sublime Toscani raggiunge alte vette di illuminazione quando sostiene che non vuole alcun tipo di contatto con quei rozzi dei  leghisti, che preferirebbe di gran lunga la compagnia, come vicini di casa, di gente di etnia rom. Nella vita quotidiana dei comuni mortali c’è chi esce il mattino per andare a comprare il pane, chi si reca ad acquistare il giornale in edicola, chi fa una sosta al bar per bersi un caffè, chi corre a prendere i bambini a scuola. E’ evidente che ci si “contamina” a parlare con tante persone, è il bello della vita, e capita, per forza di cose, è un dato statistico, di scambiare commenti ed opinioni con leghisti, trozkisti, nostalgici, baciapile, santi misconosciuti, potenziali serial killer, ovvero tutto quel campione di varia umanità che nel bene e nel male costituisce ogni società. Solo chi vive in un castello impone la scelta di chi entra e di chi esce : si deduce che Oliviero Toscani viva in un castello o in un eremo medioevale. Ed in quel  maniero isolato , il nostro elitario compagno vorrebbe bearsi della compagnia di gente rom, con cui scambiare racconti ed esperienze di vita, altro che quegli aridi e bifolchi leghisti.

Proprio in questi giorni mi è capitata una seconda visita nelle case popolari del Giambellino, periferia ovest di Milano.  Ed ho incontrato un’anziana signora , invalida, che ha la sfacciata fortuna di convivere con tanti simpatici e cordiali condomini di etnia rom, con i quali condividere racconti ed esperienze di vita.

Questa signora ,forse perché  segnata dalla vita e dalla vecchiaia, pare non apprezzare i suoi vicini di casa. Mi racconta che l’appartamento di fianco al suo ora è abitato abusivamente da una famiglia numerosa, con diversi bambini, che  è stato dato loro in affitto da una coppia rom che per prima l’aveva occupato, forzando la porta d’ingresso. La rata dell’affitto è di 500 euro al mese, comprensiva di acqua, luce e gas che vengono forniti gratuitamente perché nessuno paga e perché non si è possibile tagliarne la fornitura in presenza di minori nella casa. Qualche altro rom abusivo preferisce addirittura vendere a 6000 euro l’abitazione occupata ; certo c’è il rischio di uno sgombero, ma se questo non accade, e di solito non accade, l’acquisto è un vero affare; anche in questo caso acqua, luce e gas gratuiti. I rom prendono i soldi e tornano nelle loro roulotte.

La figlia della anziana signora mi informa che i cittadini milanesi residenti nelle case popolari, che pagano regolarmente tasse, bollette e spese di condominio, hanno iniziato una raccolta firme per allontanare i rom dal quartiere.

Questa” incauta” iniziativa che segnaliamo ad Ar-lecchino Toscani, qualora voglia ospitare qualche rom a casa sua per scambi culturali, porrà la sinistra del compagno sindaco Sala e di  tutto il suo codazzo dem, di fronte ad una scelta molto difficile : appoggiare la raccolta firme rappresenterebbe l’abbandono di tutte le politiche buoniste e di falsa integrazione della giunta milanese; osteggiare questa democratica petizione rappresenterebbe l’ennesimo e definitivo tradimento della propria gente, quella più umile ed indifesa.

Ma vedrete, gli organi di informazione del pensiero unico porranno la notizia sotto silenzio, qualche magistrato illuminato troverà nel la raccolta firme  i connotati del razzismo e del fascismo,  ed i poveri cittadini della periferia resteranno sotto il giogo della sopraffazione e della violenza.

Ma il dilemma per i compagni è se appendere Salvini a testa in giù oppure no.