Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Proverbio saggio. Dire “ ti sarò fedele per sempre” oppure “sarò leale sino alla fine” in politica come in amore è abbastanza ovvio.
Se un innamorato appassionato dichiarasse candidamente alla sua bella che gli capiterà di essere infedele, lei come minimo dubiterebbe della sincerità del suo amore.
Se un politico di rango o anche un “peones” affermasse che è pronto a far venir meno il patto di lealtà col suo capo, il suo partito, i suoi elettori difficilmente conserverebbe il suo ruolo.
In sintesi, il “dire” di per sè non garantisce minimamente che ci sarà un “fare” coerente e conseguenziale alle parole pronunciate. Questo lo sanno tutti. Eppure fa una certa impressione vedere che non appena il mare minaccia tempesta e la nave, tra gli scogli, rischia di non essere più governata, c’è chi fugge ancor prima dei topi, che sono i primi a farlo, ma solo quando la barca sta già affondando.
In politica questo avviene spesso. In amore, almeno, c’è l’alibi della carne che è debole o anche della ovvia verità che l’amore è eterno solo finché dura.
Ma lo spettacolo di chi, in Parlamento o nel Paese, è pronto a cambiare casacca (giurando di non averne mai davvero desiderata altra) è quasi esilarante se non fosse per la tristezza di vedere uomini e donne pieni di sé, annaspare verso altre barche, magari anch’esse traballanti e circondate da scogli. Alla ricerca disperata di una cuccetta riscaldata dove svernare per il tempo necessario a preparare un nuovo salto e un nuovo approdo.
Anche nel calcio dire: “Amo questa maglia più di me stesso” non impedisce, di solito, di accettare una offerta migliore e di fare cucù ai vecchi tifosi. Ma almeno si tratta di un ‘lavoro’ da professionisti, dichiaratamente tali e legati contrattualmente alla squadra a tempo determinato.
È quindi nell’impegno politico che l’Italia, specie negli ultimi anni, mette troppo mare tra il dire e il fare.
Certo, aiuta un retaggio storico. Nelle due ultime guerre mondiali l’Italia ha concluso il suo impegno bellico contro coloro a cui prima dell’inizio delle ostilità aveva assicurato la propria sicura alleanza. Per questo ancora oggi, magari senza un serio giustificato motivo, Sarkozy può sorridere sussurrando “les italiens” e la Merkel può bofonchiare “ach, die Italie”.






