C’è una Santabarbara nel cuore dell’Europa e si trova nei Balcani, per la precisione nella ex Jugoslavia. Lo ha confermato al quotidiano inglese Guardian un alto funzionario della polizia: nel 2018 sono state sempre di più le armi, di provenienza balcanica in circolazione nel Regno Unito, a disposizione della criminalità e del terrorismo. Andy Cooke, responsabile nazionale per il crimine organizzato, ha specificato che il 2018 ha conosciuto un «aumento della disponibilità di armi» rispetto all’anno precedente, una tendenza che dovrebbe continuare nel 2019. Le armi arrivano nei modi più strambi: in auto, con spedizioni postali, importate illegalmente attraverso il porto di Dover.

Il problema è serio. La National Crime Agency (Nca) ha richiesto più poteri per «ricevere maggiore intelligence» e coordinare la lotta alle armi illegali. Prima che le statistiche diventino più nere: già quest’anno si parla di un +67% di reati a mano armata solo nella capitale rispetto al 2015, +11% a livello nazionale.

L’allarme è subito stato confermato dalle polizie di Francia e Germania, che hanno assicurato maggior impegno per arginare il traffico illegale dai Balcani. È «tempo di chiudere un’importante breccia nella nostra sicurezza», ha ammesso il ministro degli Esteri tedesco Maas, affiancato dall’omologo francese Le Drian. Il problema, ha precisato Berlino, sono le «centinaia di migliaia di armi» balcaniche «in circolazione in Europa dai tempi della guerra», armi che «vengono usate da criminali e terroristi per uccidere». Nelle loro mani arrivano grazie al mercato nero, «che non ha confini».

Come primo passo è stata sviluppata una “roadmap”, da realizzare entro il 2024, per intensificare i controlli, contrastare i traffici illegali aumentando i programmi di confisca e distruzione di quelle illegalmente detenute. Un lavoro decisamente arduo. I più recenti report posizionano Montenegro, Bosnia, Serbia, Kosovo, Macedonia e Bosnia nella top-25 globale dei Paesi con il maggiore numero di armi in circolazione.