Les jeux sont faits. Non c’è più tempo per altre offerte intorno ad Alitalia. Tre buste sono pervenute sul tavolo dei commissari di settore. La prima proviene da Ferrovie dello Stato, la seconda dai nordamericani della Delta (partner Skyteam) e la terza da Easyjet.

Per quanto riguarda la prima busta Ferrovie dello Stato pretende, come si suol dire “patti chiari ed amicizia lunga” essendo Alitalia in deficit da anni, Ferrovie dovrebbe acquisire il 51% della compagnia, chiedendo un supporto di lieve minoranza  del 49%. A quest’ultimo andrebbe “l’onere/onore” del confronto di settore con Bruxelles tenendo conto del prestito “ponte” di quasi un miliardo di euro. I tempi però così si dilaterebbero di almeno sei mesi, poiché per ottenere la certificazione formale e sostanziale di quanto in oggetto “non deve essere un’operazione politica, ma una solida creazione di valore”. A complicare le cose ci si mette pure lo statuto delle Ferrovie nazionali, il quale non contemplerebbe un suo impegno professionale e strutturale fuori dall’ambito delle rotaie. L’amministratore delegato di FS, Gianfranco Battisti, starebbe lavorando per contemplare in tempi brevi la causale dell’offerta in merito alla busta numero uno. Così facendo l’istituto dei trasporti ferroviari nazionali vorrebbe comportarsi alla stregua di un operatore di mercato autonomo. Infatti in Italia il Ministero dell’Economia esercita i diritti di azionista d’intesa con il Ministero dei Trasporti in qualità di vigilante sulle Ferrovie dello Stato, in sintonia con il presidente del Consiglio dei Ministri.

Ecco così arrivare dubbi e perplessità liberali o liberiste da parte dalle fondazioni bancarie azioniste di minoranza del piano finanziario del MEF: La Cdp per statuto non può agire in merito a società in perdita. Ricapitolando sul tavolo sono presenti due offerte vincolanti ed una manifestazione di interesse. La compagnia di bandiera tedesca Lufthansa si è infatti ritirata, non volendo avere nulla che fare con il Governo di Roma. Il verdetto lo darà quindi il Ministero dello Sviluppo Economico, mancando però il placet del Ministero del Tesoro. Di Maio starebbe spingendo per accogliere e lavorare sulla busta numero uno, mentre Salvini vedrebbe con favore l’apertura e la ricezione della busta numero tre. A dilatare i tempi si è pure messa la Commissione Europea di settore, la quale esigerebbe la restituzione del “prestito ponte”. I quasi duemila operatori Alitalia, appoggiati dai sindacati, intanto attendono risposte definitive allo status quo, siglato sino al marzo 2019.