Il 2015 sembra proprio essere l’anno della svolta ecologista del trasporto marittimo. Molte infatti sono le iniziative che in ambito internazionale e comunitario entreranno in vigore con il nuovo anno. Ovviamente anche questa volta tra i protagonisti di queste etiche e meritevoli iniziative non figureranno i paesi  emergenti ed in via di sviluppo, che nulla stanno facendo per limitare l’impatto della loro crescita e del loro sviluppo economico – industriale sull’ambiente e sulle risorse del pianeta.

Il trend  del 2015, purtroppo, sembra quindi essere uguale  a quello visto fino ad oggi, e che vede da un lato USA ed EU implementare nuove tecnologie ecologiche per limitare i consumi di materiali inquinanti e dall’altro una pletora di altre nazioni quali Cina, India, Russia e molte altre che dichiarano di non voler rallentare la loro politica industriale per via dei costi della  c.d. “green economy”.

La domanda che sembra sorgere spontanea quindi è la seguente “l’Italia può permettersi di pagare i costi della green economy?”. L’etica risponderebbe di “SI”, l’economia risponderebbe di “NO”.

Forse prima di rispondere d’impulso bisognerebbe considerare quali importanti novità sono in arrivo nel mondo del trasporto marittimo internazionale, ricordandosi che le navi trasportano circa il 90% del commercio internazionale e che a tale  metodo di trasporto ad oggi non è configurabile alcuna alternativa. La commissione Europea, nell’ambito del progetto TEN-T (Trans-European Networks – Transport / Reti di Trasporto Trans-Europee) pubblicherà nel dicembre 2015 il nuovo Piano Strategico Generale per l’introduzione e l’utilizzo dei carburanti alternativi nel Mediterraneo Orientale e nel Mare Adriatico. Lo studio in questione è stato affidato al N.A.P.A. (Associazione dei Porti del Nord Adriatico) di cui fanno parte le Autorità Portuali di Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume ed  è  finanziato con uno stanziamento di € 320.000,00.

E’ interessante notare come Mediterraneo Occidentale, porti Atlantici e Mari del Nord sono esentati da questa seppur meritevole rincorsa ecologica che graverà solo e soltanto su porti dell’Adriatico e sui porti della Grecia. L’attività richiesta quindi prevede la realizzazione di un piano generale per l’utilizzo in ambito marittimo del Gas Naturale Liquido come combustibile sostitutivo dei combustibili fossili, nonché lo studio per l’attuazione di nuove tecnologie e prassi per diminuire l’inquinamento atmosferico e marino da parte delle navi.

L’esito di questi macro studi di settore è a dir poco scontato, perché in buona sostanza la Commissione Europea intende applicare in Adriatico e nel Mediterraneo Orientale le regole già in vigore nel sistema portuale e marittimo degli USA e del Canada e segnatamente : il “super slow steaming” il “cold ironing” il “low sulphur” e l’utilizzo del GNL al posto della nafta. Il “super slow steaming” obbliga l’armatore a navigare nelle acque territoriali contigue alle coste ed ai porti ad una velocità di crociera ridottissima, diminuendo il più possibile l’emissione nell’atmosfera dei fumi da combustione. Questa procedura non solo aumenta la durata di ogni singolo viaggio, ma sottopone le macchine propulsive delle navi ad un regime di forza dannoso per i cicli di esercizio del motore, tanto da rendere necessario l’intervento tecnico con alcuni accorgimenti meccanici per consentire alle macchine di girare a regimi estremamente bassi.

Il “cold ironing” stabilisce lo spegnimento di tutti i generatori di corrente a bordo della nave al momento dell’ormeggio in banchina, obbligando l’armatore a collegarsi con un sistema di alimentazione elettrico fornito da terra. Questo sistema oltre che richiede delle modifiche tecniche a bordo delle navi per consentire l’allaccio alla rete elettrica della banchina, prevede l’implementazione di apparecchiature a terra, nonché la costruzione di centrali elettriche deputate a produrre la corrente per il fabbisogno energetico delle navi ormeggiate in banchina. L’esperienza americana dei recenti anni ha evidenziato che il numero sempre più crescente dei traffici marittimi ha obbligato la rete elettrica ad una sovrapproduzione in loco, spesso richiedendo soluzioni, per l’appunto, inquinanti.

Il “low sulphur” prevede l’utilizzo da parte dell’armatore di carburanti con una bassissima percentuale di emissione di ossido di zolfo, percentuale che per tutti i porti di USA e Canada dall’attuale 1,0% passerà con il 1 gennaio 2015 allo 0,1%. Questa tipologia di nafta, più costosa di circa 50-60%, ha avuto come prima reazione un aumento dei noli marittimi per le merci a destino USA e Canada per coprire l’aumento delle spese che gli armatori si vedono obbligati a sostenere.

Il GNL è un eco combustibile che in potenza rappresenterebbe una ottima soluzione, ma che in concreto ad oggi rimane un progetto che sconta i problemi di infrastrutturazione di tutto un settore che viaggia a nafta. Quindi, mentre gli americani, forti della loro indipendenza e della loro emancipazione energetica, procedono sotto la guida del loro “Green President” ad implementare politiche dei trasporti sempre più eco compatibili ed energeticamente costose, la Commissione Europea, debole della sua dipendenza e subordinazione energetica, lancia una finta rincorsa all’ecologia.

Il porto di Rotterdam, il porto di Amburgo, il porto di Brema, il porto di Londra, e tutti i porti dell’Europa del Nord, infatti continueranno ad “inquinare” né più né meno di come stanno adesso facendo, continuando a guardare dall’alto al basso i porti del Mediterraneo Orientale e dell’Adriatico. Come non vedere una miopia ed una sudditanza geopolitica del nostro Governo che supino ai diktat della Commissione Europea si vede affibbiare, assieme ai porti Greci e del Levante la patente di ambientalista.

La vera intenzione, è quindi quella di caricare con costi ecologici i porti che possono insidiare l’egemonia dei Mari del Nord. Quindi gli armatori continueranno a transitare Gibilterra ed a scaricare nel Nord, mentre qui l’ecologia sarà assicurata dalla migliore soluzione, la banchina vuota. E mentre la politica dei palazzi festeggia con le briciole dei finanziamenti erogati dalla Commissione Europea, l’Italia si fa bella con le certificazioni “verdi”

Ecologista e Scemo non sono mai stati così sinonimi l’uno dell’altro.