Se la trama nella quale Travaglio ha innestato il suo ultimo delirio anti-berlusconiano non fosse la tragedia della Costa Concordia, si potrebbe fare semplicemente spallucce e passare avanti. Ma il cinismo di cui gronda l’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano a firma del sodale di Santoro lascia sinceramente sconcertati.  Paragonare la scellerata manovra che ha portato la nave da crociera ad infrangere la sua chiglia contro gli scogli, creare arditamente il parallelismo tra la superficialità e la presunta fellonia del comandante Schettino, e l’ex-premier non è fare giornalismo colto e raffinato ma sciacallaggio.

Siamo certi che una fascia di lettori radical-chic, quelli con il birignao per intenderci, avranno apprezzato l’ennesimo incubo che Travaglio ha comunicato ai suoi lettori sotto forma di articolo. Parliamo di incubo perché non riusciamo a dare altra definizione di una condizione patologica per la quale, anche dopo le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio, la semplice esistenza del Cavaliere invade ossessivamente la mente del giornalista. E’ una condizione preoccupante che francamente speravamo di non vedere o leggere ma che ci aspettavamo. Per il Torquemada de noantri avere perso improvvisamente il bersaglio delle sue invettive, l’oggetto della sua Fatwa Quotidiana dev’essere stato uno choc. Forte al punto di non essere più riuscito a distinguere i limiti del buon gusto, dell’opportuno, della pietà di fronte alla tragedia dei naufraghi e delle salme allineate sulla banchina.

Basta leggere la parte in cui sceneggia il panico tra i passeggeri per farsi un’idea. “Poi ci sono i passeggeri che, al ‘si salvi chi può’ danno il meglio, ma anche il peggio. Uno accecato dalla disperazione, strappa il salvagente al vicino e lo lascia affogare. Altri fanno a botte o calpestano la massa per arrivare prima alle scialuppe saltando la fila perché non c’è più posto. Vi ricordano qualcuno?” Si chiede ammiccante  Travaglio. Un cinismo da fare accapponare la pelle. Così come allucinante appare la forzata notazione della omonimia tra la mamma del comandante Schettino e quella di Silvio Berlusconi. Insomma, un florilegio di allusioni e paragoni che calpestando la memoria e la dignità di chi non ce l’ha fatta e l’abnegazione di chi ancora oggi lavora intorno alla nave naufragata lascia un profondo senso di disagio. Non siamo più di fronte ad un pezzo di satira o di critica politica seppur spinto agli estremi. Abbiamo passato il limite della decenza, o forse della demenza.