L’opera, dopo la prima edizione apparsa nel 1976, rivede la luce, arricchita da ulteriori riflessioni dell’autore anche sull’attualità, ed un’altra si profila tra pochi mesi, segno evidente di attenzione e di interesse.

Molto spesso questo della massoneria è un argomento guardato in Italia con superficialità e considerato con semplice, quasi epidermica curiosità. E’ una situazione che richiama alla mente Manzoni e “l’inestinguibil odio”.

E’ difficile contestare l’opinione, fondata e concretamente delineata dall’autore, “partecipe” con gli occhi aperti: “il dramma della massoneria in Italia (che non è sinonimo di massoneria italiana) va inquadrato in quello più generale della sua storia. Si potrebbe parlare di “massoneria italiana” se l’Istituzione fosse stata autoctona o Comunità unitaria della famiglia universale. Invece essa fu impollinata dall’estero e crebbe più dispersa che policentrica, in Italia e nelle colonie e poi in esilio. […] Oggi in Italia le Comunità liberomuratorie vivono sub judice. Dai primi anni settanta in poi si sono susseguite inchieste nate come indagini a carico di singole persone e poi estese all’intero ventaglio degli Ordini massonici”.

Poco più aventi esprime l’avviso che “la difesa a oltranza di tesi infondate sul ruolo effettivamente svolto nel tempo dalle Comunità massoniche in Italia (a volte ambiguo, in specie sulla “questione femminile”; il suo preteso antifascismo ab origine; la misura della persecuzione subita per opera del regime, soprattutto se confrontata con quella dell’età seguente …) renderebbe meno credibile quanto invece si può serenamente affermare al termine del racconto: l’Italia, preunitaria e postunitaria, non può essere disgiunta dalla massoneria”.

Il volume è articolato in 11 lunghi capitoli a partire dagli anni 1725 – 1789 e dall’”epoca d’oro” dell’ età franco – napoleonica per giungere ai nostri anni. Notizie utili sono contenute nelle 13 articolazioni dell’appendice.

Condivisibili sono in particolare tre passaggi della ricostruzione fatta da Mola. A suo avviso nel trentennio marzo 1876 – febbraio 1906 “la massoneria non affrontò i due nodi fondamentali che avrebbe dovuto sciogliere se avesse voluto assumere il ruolo di “partito dello Stato””. Nello specifico “risultò vago e discontinuo il suo rapporto con le organizzazioni massoniche degli altri Paesi” e quindi “in Italia la massoneria non si dichiarò mai esplicitamente leale nei confronti della forma dello Stato, nel caso specifico nei riguardi della monarchia di Savoia”. Il secondo coglie senza equivoci le incertezze di fronte al primo conflitto bellico. “I “fatti” – sostiene lo studioso piemontese – dicono che le comunità massoniche dei diversi paesi in lotta ebbero un peso discontinuo e contraddittorio”. Infine dopo l’avvento di Giolitti con il suo V (ed ultimo) governo ( giugno 1920 – giugno 1921), con la sua pregiudiziale ostilità allo statista di Dronero, il Grande Oriente “non lo assecondò”, anche perché l’Ordine aveva palesato “scarsa percezione dei mutamenti profondi introdotti nel 1912 – 1913 con il suffragio universale e nel 1919 con la proporzionale e lo scrutinio di lista, una legge destinata a favorire i partiti “di massa”, quali socialisti e popolari”.

Si tratta di un bilancio negativo consistente e soprattutto innegabile.

 

ALDO A. MOLA, Storia della massoneria in Italia dal 1717 al 2018. Tre secoli di un ordine iniziatico, Firenze – Milano, Giunti – Bompiani, 2018, pp. 706. €23,00.