Trieste è italianissima, per sua volontà. Qui la bellezza latina è arricchita dei netti spigoli centroeuropei, dell’euforia balcanica, tra mare e cielo taglienti, lucidi di vento e freddo. Non si cresce così per sbaglio: lo si decide, o ce ne si va. Questa città costruita di eleganza e volontà è tutta spinta al mare, dai monti alle sue spalle; quando li superiamo, brulli, è già sera e la vista dall’alto ci si offre solo a tratti, mai totalmente spalancandosi. Subito ci è chiaro come questo luogo partorisca naturalmente avventurieri.

 

Colui che più amiamo tra loro è Almerigo Grilz. Nei giorni congressuali di Fratelli d’Italia a Trieste uno dei momenti più intensi occorre durante la presentazione del fumetto edito da Ferrogallico e dedicato proprio al giornalista, figlio eccellente e maltrattato di questi luoghi. Sullo schermo scorrono le immagini e i suoni di quegli anni fa, quando si osava e combatteva nelle strade di Trieste, nelle strade d’Italia, con inarrestabile gioventù.

 

Italia e Destra italiana non però fermarsi alla retorica. Le guerre e le lacrime che furono non devono cristallizzarsi in un camposanto, ma spargersi in una fiamma bruciante. I simboli valgono per ciò che ispirano: il ricordo immobile è solo per gli esiliati, per i rassegnati. La sfida irripetibile e improcrastinabile è oggi come ieri quella dell’azione. Non si perda tempo nelle gare di celodurismo, di impossessamento, di nanoprimitivismo interno e/o perimetrale al recinto degli ex-qualcosa.

Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è, imbarchiamoci in azioni.

 

Delle tesi congressuali triestine due cose sono particolarmente interessanti: una fredda, una calda. Presentate in termini generalissimi, come è forse naturale che sia in tale contesto, le sottoscriviamo con fiduciosa attesa di una declinazione pratica, rapida, efficace.

 

La fredda: Fratelli d’Italia è per il presidenzialismo federalista. Tradizione della destra italiana il presidenzialismo, il federalismo potrebbe apparire una progressione rivoluzionaria se accostata alle recenti discussioni su regionalismi etc. Quale federalismo è da vedersi: la preghiera è per una formula che sia pragmatica e snella, non fantasiosa e feudale.

La calda: piano per la natalità. Può volere dire tutto e niente, ma è buona cosa che sia ripetuta e messa in bella vista la questione demografica, dato essenziale dell’essere italiani, vivi e centrali nel mondo.

Le critiche, come sempre tra noi brontoloni della destra, sarebbero numerosissime e probabilmente anche giuste. Concediamo tuttavia un breve riposo al nostro borbottare. Con atto di fede e volontà, da Trieste si può ripartire. Con azioni, non a parole.

 

Interessante sul piano interno infine è l’intervento di Guido Crosetto. Tuona iroso contro i bilancieri di posti parlamentari, collegi, assemblee, consigli etc.; siamo al segreto di Pulcinella, eppure andava detto. Invita tutti a trovarsi un lavoro e solo dopo a mettersi al servizio politico della Nazione. Per ipocrita o utopistico che possa accusarsi, lo sfogo ponga l’attenzione sulla vera novità antropologica richiesta alla politica.

Breviario, dunque, delle tesi crosettiane. Primo, si richiede oggi più che mai una professionalità intesa anzitutto come indipendenza economica dalla carica istituzionale; secondo, si richiede, dati i tempi gravissimi da amministrare, una preparazione umana e contenutistica che non si lasci piegare da accorduncoli o compromessismo sistematico; terzo e ultimo: la politica si può (e si deve) fare anche (e soprattutto) fuori dalle istituzioni. Segue annuncio di Crosetto che sarà elettoralmente attivo, ma non si candiderà.

 

L’insegnamento decisivo dell’incursione triestina è però fuori dalla città, non ce ne vogliano i congressisti. Rientrando alle nostre case non possiamo che rispondere a quel “PRESENTE!” che urlano, silenziose e bianche, centomila volte le pietre sacre di Redipuglia. Il più bel monumento italiano, perché di impareggiabile bellezza morale, è una scala verso il cielo, costruita da decine di migliaia di giovani italiani immolati alla Nazione. Più e oltre un congresso, possa la lapide all’ingresso del sacrario: “Non curiosità di vedere, ma proposito di ispirarvi, vi conduca”. C’è vivere e vivere, come c’è morire e morire: tutto si riduce a questo, infine, e non è poca cosa.