Ennesima truffa ai danni degli esuli e dei cittadini italiani tutti. Non è, infatti, cosa nota che tutti gli immobili acquistati negli ultimi 60 anni dallo Stato Italiano in Jugoslavia poi Croazia e Slovenia, quali ad esempio asili, istituzioni culturali volti presumibilmente alla promozione della cultura italiana sono in realtà proprietà di associazioni private di Fiume e di Capodistria — l’Unione degli Italiani e dintorni, vecchi terminali del disciolta Lega dei comunisti jugoslava — ,  monopolizzate da anni da un piccolo “cerchio magico”.
Parliamo di un capitale immobiliare il cui valore viene stimato in una cifra fluttuante tra i 20 e i 30 milioni di euro — a cui si sommano i contributi per  Tele Capodistria, Radio Pola e Radio Capodistria, come l’Edit, unica casa editrice operante —  che spetterebbero di diritto al nostro ministero che farebbe bene a reclamarne la titolarità. Questo flusso di denaro è purtroppo solo in minima parte destinato alla comunità e alle attività di promozione culturale italiana; la più ampia fascia di questi finanziamenti finisce inesorabilmente nei forzieri di una ristretto gruppo di funzionari,  vicini da sempre al potere locale e al Partito Democratico in Italia.
Si tratta di una sinistra anomalia, visto e considerato che ovunque i beni delle Repubblica Italiana sono intestata in tal caso ai consolati o alternativamente alle ambasciate. In base ad accordi bilaterali tra stati questa logica è stata completamente disattesa creando derive ancor più pericolose.

Ma non è tutto. Grazie ai soldi di Roma, l’Unione Italiana non solo influenza e condiziona tutte i principali canali di diffusione e promozione d’iniziative culturali, editoriali, televisive e radiofoniche in lingua italiana, ma interviene puntualmente al momento delle elezioni  italiane, ovviamente in soccorso dei suoi referenti nazionali. È la storia dei famosi pulmini carichi di pensionati, decisivi per garantire la vittoria (strappata per un migliaio di voti scarsi) della signora Serracchiani alle ultime regionali. Il tutto in forza di una lettura distorsiva della legge sugli italiani all’estero che permette di votare ai votare i “rimasti” per le amministrazioni locali italiane a Trieste, Gorizia e più in generale nella regione.

Per quanto concerne la vocazione patriottica di questi protagonisti ricordiamo come l’on. Roberto Battello, deputato a vita dell’UI a Lubiana,nulla proferì quando la Slovenia inaugurò un enorme recinto che aveva contenuto 300 mila persone, svettante il monumento a Tito e la riproduzione sul marmo delle sue frasi più significative, nel 60° anniversario del discorso del 1953 a Okroglica nel quale rivendicava Trieste, Gorizia, la Bassa friulana e Grado davanti a 300 mila jugoslavi provenienti da tutta la Federativa.
Urge sollevare la questione e risolvere questa persistente distorsione economica, storica e culturale.