Torna l’Anglosfera e il busto di Winston Churchill ritrova il suo posto nello Studio Ovale. La visita di Theresa May alla Casa Bianca conferma la nuova alleanza anglo-americana. Obiettivo dichiarato ridisegnare il sistema di relazioni internazionali e ridiscutere la globalizzazione. “Vaste programme”, direbbe Charles De Gaulle. Incassato l’appoggio britannico Trump ha annunciato una serie di telefonate. In agenda chiacchierate con il premier giapponese Shinzo Abe, con l’australiano Malcolm Turnbull, poi la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande e, dulcis in fundo, Vladimir Putin, la sfinge del Cremlino. Per il momento Xi Jinping — il comunista più amato dai plutocrati di Davos — e il rubizzo Junker — l’euroburocrate più amato dai vinificatori — possono attendere.

A margine della conferenza stampa con la May, the Donald ha annunciato d’aver sospeso  ha sospeso per 120 giorni il programma di ammissione dei rifugiati provenienti da sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. Porte chiuse, dunque ma non per tutti. In una intervista al Christian Broadcasting Network, Trump ha detto che tra i siriani che chiedono lo status di rifugiati dovrebbe essere data priorita’ ai cristiani, finora “trattati in modo orribile”: “se eri un musulmano potevi entrare ma se eri un cristiano no, era quasi impossibile”. Dal Vaticano, evidentemente in altre faccende affacendato, nessun commento.

Parallelamente il presidente vuole rafforzare le forze armate, ma evitando sprechi. Il neo segretario alla Difesa Mattis ha ordinato una revisione dei programmi per gli F-35 e l’Air Force One, gia’ criticati da Trump come troppo costosi. Il capo del Pentagono ha chiesto al suo vice Robert Work di individuare i modi per ridurre significativamente il costo degli F-35, confrontandoli con gli F/A-18 Super Hornet e verificando se un Hornet modernizzato potrebbe rappresentare una valida alternativa. Mattis ha chiesto risparmi anche per i nuovi modelli dell’aereo presidenziale, prodotti dalla Boeing. Il generale avra’ infine l’ultima parola sull’uso della tortura. Trump, su probabile consiglio della più cauta signora May, ha preferito fare marcia indietro sullo scottante argomento, precisando che si atterra’ alle decisioni dei capi del Pentagono e della Cia, che nelle loro audizioni sotto giuramento al Congresso si sono dichiarati contrari alla tortura.