Sorvolando sull’ennesima castroneria di Berlusconi sulla candidatura a presidente del Consiglio di uno dei mille e mille ostetrici di Renzi, rigettata con il meritato sarcasmo dall’interessato Sergio Marchionne, desta interesse, anche se abbondantemente confutabile, l’articolo di Michele Salvati, Il dilemma di Matteo Renzi sulla candidatura a premier.

La scintilla è data dall’analisi – recensione di un volume sulla posizione e sulla situazione del PD, che reca un titolo significativo, L’ultimo partito.

E qui parte la prima contestazione , dal momento che l’altro “grande” partito, la DC, si è liquefatta, illacrimata, con settori confluiti nella creatura nata dal connubio con i DS, mentre raggruppamenti minori, come la Lega hanno resistito ed altri dell’area di destra sono rinati, in forma ed in veste partitica, dopo la suicida scelta del PDL. Ancora opinabile è l’editorialista , che considera il PD avere “modelli di democrazia interna” somiglianti ai partiti di una volta e trascura quindi le contestazioni intestine, correntizie e clientelari, che dilaniano il partito, privo proprio di una gestione rispettosa delle posizioni critiche, in una parola delle minoranze, derise senza sosta dal “padrone del vapore” indiscutibile e infallibile.

Riassunti brevemente i 3 mutamenti di indirizzo politico (Veltroni 2007 – 2009, Bersani 2009 – 2013 e Renzi I 2013 – 207) dedica l’attenzione predominante al passaggio tra Renzi I e Renzi II.

Il mutamento, assai più presunto che reale, si è prodotto in seguito all’esito del referendum , che in un qualsiasi Paese civile avrebbe portato all’accantonamento definitivo del leader tanto pesantemente sconfitto dagli italiani, anticipato dallo stesso egolatra toscano. Ora il 4 dicembre è dimenticato ed archiviato e Renzi tenta un recupero, sempre più arduo dopo le sconfitte accumulate nell’ultimo turno elettorale e speriamo ancora più problematico con le regionali siciliane, in cui l’amico Berlusconi cercherà di prestare una mano affossando le candidature della destra, prima fra tutte quella autorevole di Nello Musumeci.

Il controllo dei canali informativi, dopo il siluramento, concordato ancora con l’autocrate lombardo, di Campo dell’Orto, continua ferreo ed organico sulle reti televisive pubbliche e berlusconiane e sulla stampa, in prima linea la sedicente opposizione (“Giornale” e “Libero”), incaricata di demonizzare gli avversari di sinistra del Granduca e di calpestare con argomentazioni assurde i diritti dei dipendenti statali.

Dopo aver rivisitato con ulteriori 4 considerazioni la linea, fatta seguire dai suoi sponsores a Renzi, Salvati crede di poter sostenere che il partito ha raggiunto “un indirizzo di sinistra liberale”, in realtà mai ostile agli interessi confindustriali e della Fiat. L’editorialista presenta una definizione del sistema egemonico, basato sull’oppressivo metodo dei “voti di fiducia”, professato dal gabinetto Renzi, che è a dir poco fastidioso e falso, come era quello delle “democrazie popolari” comuniste, “democrazia decidente”.

Chiude, rilevando e facendo rilevare anche all’interessato, pretendente esclusivo, sicuramente all’oscuro dei meccanismi, che con il sistema proporzionale il segretario del partito di maggioranza non diventa necessariamente presidente del Consiglio.

E’ ridicolo però che dopo aver consentito, permesso ed auspicato la disastrosa situazione odierna dell’immigrazione, così da ottenere i benefici della flessibilità da spendere per le mancette clientelari (la denunzia della Bonino non è stata smentita ma è coperta da un interessato silenzio e della maggioranza e della sedicente minoranza), oggi Renzi sfoderi l’argomento dei respingimenti, criticato con “un fondo” e con titoli di spalla dal quotidiano della famiglia Berlusconi mentre lo stesso foglio sul lato destro presenta un capitolo del libro, firmato da Renzi e pubblicato dalla “Feltrinelli”. Incredibile ma assolutamente vero.