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Sulla confusione esistente nel campo dei beni culturali, intendo prima recare un esempio locale e poi affrontare l’analisi generale, piena solo di ombre , di ritardi e di decisioni autolesionistiche.

Sulla stampa della mia città, Tivoli, che ospita due siti del patrimonio Unesco, quali Villa Adriana e Villa d’Este, è stato pubblicato un altisonante comunicato contenente le novità sul piano organizzativo dei due monumenti con la nomina di una “traghettatrice”, in attesa del salvifico “manager”, solito inutile e fastidioso anglismo, perché l’uso del nostro vecchio termine “direttrice” significherebbe commettere di apologia di fascismo e rievocherebbe una gerarchia da abbattere e da eliminare come il “posto fisso” per gli statali e gli “scatti di anzianità” . Sono provvedimenti assunti da un governo, non eletto dai cittadini e sottoscritti da ministri, che con tutta probabilità non sono mai entrati in uffici pubblici e che recitano copioni preparati chissà dove e chissà da chi.

Ora non è difficile chiedersi cosa potrà fare e come potrà agire la funzionaria in un lasso di tempo così breve e così condizionato, a voler dar credito alle parole usate. Resta poi, forte e consistente lo scetticismo per la prassi seguita del bando internazionale per la nomina del “manager”, come se l’Italia, in cui si decisa questa incredibile abdicazione, fosse terra da civilizzare e da educare al culto del bello e della qualità artistica. Altre nazioni seguono la stessa linea e se sì, quali sono ?

Un articolo del moralizzatore per eccellenza Gian Antonio Stella, ci ha informato che “il turismo internazionale nel 2015 è cresciuto del 4,4%: cinque volte e mezza più del Pil italiano (+0,8)” e che l’Italia è “sotto la media Ue e mediterranea”. L’editorialista del “Corriere della Sera” aggiunge, offrendo un quadro desolante del passato ed ignorando le enfatiche riforme in arrivo, che “anche se ce la tiriamo “sul Paese più bello del mondo”, continuiamo a perdere posizioni e quote. Si pensi che la Thailandia “incassa dai visitatori stranieri cinque miliardi più di noi”.

Stella utilizza il “Rapporto sul turismo italiano 2016” del Cnr , in cui viene segnalato che “In 10 anni, dal 2004 al 2014, l’Italia, essenzialmente a causa dell’andamento del suo turismo interno, ha aumentato le proprie presenze complessive (straniere e nazionali) del 9,3%, un valore nettamente inferiore rispetto a quello dell’Unione Europea (oltre il 20%), inferiore a molte zone tradizionalmente poco vocate al turismo ma emergenti quali la Scandinavia (es. Svezia +22,5% e Finlandia +19 % e fuori dal’EU la Norvegia 21,1% e l’Islanda che in 10 anni ha più che raddoppiato le proprie presenze turistiche) e soprattutto le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania, rispettivamente , +54,6%, +101,3% e + 198,2%) ma anche inferiore a quello di Paesi comparabili e dal turismo consolidato come quelli dell’area mediterranea , Spagna (+17,3%), Portogallo (+31,8%) e Grecia (+81,0%) “.

“Non sarà perché, come ci rinfaccia lo stesso World Economic Forum il nostro Paese ha gravi lacune a livello di “business environment” (il contesto ambientale per chi fa impresa, a causa dei lacciuoli giuridici, fiscali e amministrativi) al punto che siamo al 127° posto? O che sui prezzi siamo addirittura centotrentatreesimi e cioè inavvicinabili per tanti turisti internazionali, che si “accontentano” di andare in Grecia, Spagna o Croazia perché meno care del nostro Mezzogiorno”?”.

Di fronte a questa diagnosi conclusiva di Stella non si può nascondere dissenso e rifiuto sulla parzialità e sull’incompletezza del quadro ambientale. Non ripariamoci dietro il comodo ma usurato paravento “lacciuoli”, dal momento che essi sono ingarbugliati a dismisura, ad esempio, dalle disposizioni vigenti nei diversi Comuni e nelle diverse Regioni in forza del c.d. “federalismo fiscale”. Conveniamo, poi, sulla stanchezza e sull’incredulità dei turisti stranieri, costretti in tante occasioni a viaggi ferroviari, compiuti con lentezza pachidermica, o automobilistici su superaffollate vetture prive di condizionamento. Uguale ammissione deve essere fatta per la scomodità e per la rarefazione nei mesi caldi sulle reti metropolitane romane, il cui sviluppo è infinitamente più ridotto rispetto a quello londinese e parigino. Gratuita ed inutile è la denunzia della situazione meridionale, come se – tanto per citare alcuni esempi – nella Mantova, “Capitale Italiana della Cultura”, a Venezia, a Siena o a Firenze, i prezzi turistici fossero calmierati per senso civico dei commercianti locali o per la lungimiranza delle amministrazioni locali.